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"Nell'Unione vanno riaperte subito le raffinerie. Niente rischi di forniture, ma i prezzi voleranno"

ll presidente di Unem Gianni Murano: "Bruxelles deve rivedere tutte le scelte regolatorie. Vanno riformati gli Ets per tornare competitivi"

"Nell'Unione vanno riaperte subito le raffinerie. Niente rischi di forniture, ma i prezzi voleranno"
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"In Europa sono state sistematicamente chiuse raffinerie perché risultavano poco attrattive. Doverosa è una rapida riflessione sulla sicurezza strategica e sul peso strategico della raffinazione. A Bruxelles si è ritenuto che il prezzo dell'energia fosse una variabile quasi indipendente. In realtà, il prezzo energetico deriva da fattori che possono essere geopolitici, ma pure da scelte strategiche normative. E se aggiungiamo anche l'incidenza dei costi di sistema, inclusi quelli Ets, cioè del carbonio, tutto porta a rendere poco attrattiva l'Europa". Gianni Murano, presidente di Unem (Unione nazionale energie per la mobilità) spiega, in questa intervista, perché a ogni situazione difficile che interessa l'energia, l'Europa ne subisce subito le conseguenze.

Presidente, quale appello lancia?

"Bruxelles deve assolutamente rivedere, in modo critico, quello che è stato fatto negli ultimi anni e dare una lettura più strategica e meno tattica di quelle che possono essere le scelte regolatorie".

Il governo italiano davanti a questi problemi?

"Credo stia facendo molto grazie a una riflessione più allargata a livello Ue su quelli che sono i fattori non competitivi che incidono sul costo dell'energia. L'asse con la Germania è senza dubbio strategico vista la presenza, in entrambi i Paesi, di realtà fortemente manifatturiere".

Senza scordare i problemi di fornitura conseguenti all'attacco russo in Ucraina.

"L'escalation dei prezzi, gas incluso, rispetto al passato, sono il risultato di questo conflitto".

Stretto di Hormuz chiuso con centinaia di navi che trasportano gas liquefatto e petroliere bloccate.

"Hormuz rappresenta il secondo Stretto più importante a livello globale: vi transitano, per il 27%, petrolio e prodotti petroliferi; e gas per il 20%. Chiare le criticità derivate con l'immediato impatto sui prezzi, visto che quello del Brent è già salito del 9% e ancora maggiore è l'impennata del gas".

Brent prossimo a 100 dollari il barile?

"La minaccia 100 dollari è quella che si prospetta più facilmente. La risposta più immediata è stata l'aumento della produzione da parte dell'Opec. A questo punto la disponibilità di petrolio c'è. Più critica, invece, è la situazione per alcuni prodotti, come gasolio e jet. Ma per ciò che riguarda il petrolio, l'obiettivo sia di Usa sia di Arabia Saudita è di aumentare rapidamente la produzione e questo Riyad lo può fare rapidamente".

Forniture importanti possono, dunque, arrivare da altre parti.

"Sì, anche se parliamo di numeri completamente diversi. Il petrolio, negli ultimi decenni, ha acquisito questa resilienza dovuta proprio alla possibilità di rifornimenti in numerose parti del pianeta. Problemi di sicurezza energetica non ne vedo. Ma l'impatto sui prezzi ci sarà".

I prezzi dei carburanti, accisa sul gasolio a parte, si erano abbastanza stabilizzati.

"Tutto questo arriva, gasolio a parte per l'accisa, dopo un periodo che abbiamo definito ribassista. Molto dipenderà dalla durata del conflitto".

Presidente, che aria si respira tra gli associati Unem?

"C'è preoccupazione. Attaccata è stata anche una raffineria arabo saudita. Sussistono timori per gli importanti asset industriali extra europei".

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