Non si è fatta attendere la risposta occidentale alle richieste di Trump agli alleati Nato di presidiare lo Stretto di Hormuz e sbloccare il traffico mercantili di petrolio. In coro, dal premier canadese Carney volato ieri a Londra per un vertice di emergenza con l'omologo britannico Starmer per concordare una posizione di fronte alla crescente pressione di Washington, fino ai Paesi dell'Ue riuniti ieri nel Consiglio Esteri a Bruxelles, risposta negativa. E unanime. Niente mezzi, non in questa fase. Europa e Canada spingono piuttosto sul tasto della diplomazia, invitando la Casa Bianca a far tutto il possibile per un accordo con Teheran che garantisca libertà di navigazione. E se in un primo momento l'Alto rappresentante Ue, Kallas, sembrava possibilista aprendo le discussioni a Bruxelles con i Ventisette capi-diplomazia, valutando opzioni per proteggere al meglio la navigazione nella regione ed evidenziando la necessità di riavviare con urgenza le spedizioni di fertilizzanti, cibo ed energia attraverso lo Stretto di Hormuz, perché "rischiamo una carestia l'anno prossimo" specie per i Paesi più poveri, a fine giornata certifica che l'area è fuori zona di competenza per ipotizzare interventi Nato.
I ministri Ue non hanno mostrato "alcun interesse" a estendere la missione navale europea nel Mar Rosso, Aspides, per contribuire alla riapertura del nodo strategico di Hormuz oggi paralizzato dal conflitto con l'Iran, chiosa Kallas. Il No dei 27 ministri fa il paio con le porte sbarrate dai leader. Primo fra tutti, il cancelliere tedesco Merz che seppur indirettamente ha visto ieri tirare in ballo la Germania da Trump come Paese che ospita circa 40mila soldati americani e che, il riferimento implicito, ha negato anche strumenti per lo sminamento. È sempre stato chiaro, sostiene Merz, che questa guerra non sia una questione Nato. "Non c'è mai stata una decisione congiunta di intervenire". La Germania non contribuirà con mezzi militari a garantire la navigazione nello Stretto finché continuerà la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il cancelliere punta poi il dito anche contro gli obiettivi militari "poco chiari" di Washington tenendo il punto in conferenza stampa a Berlino accanto al premier olandese Jetten: "Non partecipiamo a questa guerra". Solo apparentemente più sfumata la posizione di Parigi. Se Merz esclude ogni contributo militare per riaprire il traffico nello Stretto "finché la guerra continuerà", la Francia potrebbe dispiegare navi una volta cessate le ostilità: l'ipotesi è di pattugliamenti congiunti a combattimenti interrotti, secondo il Financial Times. "Non c'è assolutamente possibilità di intervenire in questa fase", filtra anche da Atene, che con l'Italia è in staffetta alla guida della Aspides. Dal ministro Tajani, No a ogni estensione del mandato delle due missioni Ue (Atalanta e Aspides) che operano per la sicurezza del trasporto davanti allo Yemen, per prevenire attacchi dei ribelli Houthi, e pattugliare le acque del Golfo di Aden, Somalia. "Non siamo in guerra, non vogliamo entrare in guerra e non entreremo". Secondo il governo italiano, la presenza di fregate nel Mar Rosso si può invece ampliare, continuando a blindare Cipro, parte dell'Ue.
"Non siamo allo stadio di una decisione" per Hormuz, ha chiarito Starmer in serata, spiegando, messo alle strette, di averne parlato al telefono due giorni fa il presidente Usa. Ma Londra non sosterrà Washington senza un "piano credibile e sostenibile". Per ora, taglia corto, meglio lavorare a "una de-escalation".