Presidente Maurizio Lupi, Noi Moderati è nato due anni fa. Qual è il bilancio di questa esperienza?
"L'assemblea nazionale che è tuttora in corso - arriva all'indomani di una tornata di Regionali dove ci siamo presentati con le nostre liste, come già nel 2024. Il totale di voti in queste due tornate è stato di 251mila con oltre il 2,5%. Mi sembra un passaggio importante nella costruzione della quarta proposta politica del centrodestra. L'obiettivo è dare una casa e una voce ai tanti moderati che oggi non votano centrodestra e non vanno al voto. Una ricerca di Noto Sondaggi ha indicato che oltre 9 milioni di cittadini che si definiscono moderati non vanno a votare. Il potenziale c'è. Stiamo crescendo, siamo arrivati ad avere 20mila tesserati, è appena nato il nostro movimento giovanile. Vogliamo crescere e dare ulteriore forza al centrodestra".
Perché c'è bisogno di questa quarta gamba?
"Innanzitutto l'ambizione è di essere una delle quattro e non la quarta. Credo ci sia uno spazio, più il centro si rafforza più si rafforza il centrodestra. Il peso dei moderati negli anni è diminuito. Un tempo il Popolo della Libertà prendeva il 39,5%, se sommiamo i voti, la nostra somma ora arriva al 10-10,5%. Non dobbiamo fare gara uno sull'altro, campagna acquisti o annessioni, ma dobbiamo rappresentare i movimenti e le liste civiche presenti sui territori. Ora poi si va verso la sfida del referendum per la quale Noi Moderati coinvolgerà anche il Maie, il Movimento Associativo degli Italiani all'Estero, che è federato con noi e con cui ci presenteremo insieme alle prossime elezioni politiche. Elezioni in cui vogliamo presentare le nostre liste e aggregare le diverse esperienze di civismo, le tante storie che si riconoscono nel centro e oggi sono frammentate e non si sentono rappresentate".
Il referendum può diventare un banco di prova per dialogare anche con mondi apparentemente lontani?
"Sì, può consentire un ritorno a un confronto di merito sui temi che riguardano i cittadini e può tornare ad avvicinare alla politica. Mi auguro ci sia una grande partecipazione. C'è la sensazione che si stia comprendendo che non è un referendum politico ma uno strumento utile a cambiare le cose che non funzionano".
La manovra sta prendendo forma. Qual intervento per voi è imprescindibile?
"Tutti i provvedimenti legati alla famiglia, alla natalità e alla scuola oltre a quelli a favore del terzo settore, al rafforzamento del 5 per Mille, degli oratori, al valore fondamentale dell'istruzione. C'è poi l'esclusione della prima casa nel calcolo Isee per le grandi città. Abbiamo chiesto poi un segnale sui libri scolastici e poi c'è questa battaglia su cui il ministro Giorgetti ci ha dato un segnale - per l'effettiva libertà di educazione, con l'emendamento Gelmini sul buono scuola per aiutare le famiglie con i redditi più bassi che vogliono mandare i figli in una scuola paritaria".
Nella sua esperienza qual è stato il passaggio più difficile alla guida di Noi Moderati?
"La nostra è una storia particolare, l'ha riconosciuto anche Giorgia Meloni guardando anche alla sua storia. Costruire una proposta che si basi sulla forza della politica, sulla gratuità, sulla necessità di combattere su una proposta senza rete è chiaro che è difficile. In queste regionali non avevamo candidati presidenti né assessori, non abbiamo ministri né al momento sottosegretari, (aspetto le dimissioni del sottosegretario Silli) l'idea di una politica che torna alla proposta vera gratuita, valori, passione per il bene comune.
Quando vai a presentare le liste dove magari perdi e ci sono sbarramenti al 4% resti ammirato e commosso davanti al lavoro dei nostri 500 candidati. Vedi davvero l'amore di chi decide di fare politica per servizio alla propria comunità ed è una esperienza davvero importante e gratificante".