Una scelta nel segno della continuità operativa, oltre che dell'immagine esterna della nostra intelligence: la decisione del governo di prorogare Giovanni Caravelli (nella foto) nell'incarico di direttore dell'Aise - l'agenzia di sicurezza esterna - premia uno 007 con alle spalle oltre dieci anni di esperienza ai massimi livelli. Unica vera alternativa, nelle ipotesi della vigilia, era l'upgrade di Francesco Paolo Figliuolo, il generale della lotta al Covid, attualmente vicedirettore dell'Agenzia. Ma alla fine è prevalsa la convinzione che in una situazione internazionale di una delicatezza senza precedenti un turnover fosse impensabile.
Dal Libano, allo scenario ucraino, alla guerra nel Golfo solo nella rubrica telefonica di Caravelli - è stato il ragionamento del governo - ci sono i contatti necessari ad affrontare le inevitabili situazioni di crisi. Né una eventuale promozione di Figliuolo né il ricorso a imprecisati candidati esterni avrebbero dato il tempo al successore allacciare la rete di relazioni lasciata sguarnita dall'attuale direttore. A giocare contro Caravelli era, di fatto, unicamente il fattore età: 64 anni, quando il pensionamento per i dirigenti dei servizi è fissato a 65. Ma a smussare l'ostacolo è stata la nomina di Caravelli - che fino a quel momento era un militare di carriera, generale dell'Esercito - al rango di prefetto. Oltre a fare slittare a 67 anni l'età del ritiro, il cambio ha consentito di portare Caravelli fuori dall'orbita del ministero della Difesa, dove attualmente il suo appeal era forse un po' appannato, e ricondurlo al rapporto diretto con Palazzo Chigi dove le sue qualità sono sempre state apprezzate in particolare dal sottosegretario con delega all'intelligence Alfredo Mantovano.
Un ruolo di rilievo, nella decisione del governo di accelerare la decisione della proroga di Caravelli, l'ha avuta la tempesta che ha investito il mondo dell'intelligence con l'incriminazione di Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore dell'Aisi (il servizio interno) e del Dis, la struttura di collegamento. In un momento in cui gli sviluppi dell'indagine giudiziaria sono del tutto imprevedibili, una scelta di solidità era praticamente inevitabile.
Così è arrivata la conferma di Caravelli: che per avere attraversato senza incidenti diverse stagioni dei servizi - dal Sismi di Niccolò Pollari all'Aise di Alberto Manenti, dove divenne vicedirettore, fino alla nomina a direttore da parte del governo Conte 2 - ha dimostrato di essere una garanzia per tutti