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Non crediamo a quelle lacrime

C'è qualcosa di fin troppo comprensibile in ciò che è accaduto nel disco bar che era il più amato del paese ma che nessuno ispezionava da anni, da prima della pandemia

I coniugi Moretti
I coniugi Moretti
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Lacrime di coccodrillo, e non quello di una famosa marca di polo da ricchi. Lacrime di coccodrillo, quelle di Jessica Moretti, che uscendo dalla procura del cantone Vallese, dopo quasi sette ore di interrogatorio, ha finalmente mostrato indizi se non di pentimento almeno di sofferenza per quello che è accaduto dopo la mezzanotte del primo dell'anno nel locale che gestisce con il marito Jacques a Crans Montana, Le Constellation.

Lacrime arrivate troppo tardi per non avere il sapore di un pianto di scena dopo giorni di silenzi ostinati, di occhiali da sole in pieno inverno, di sospetti infami: i video spariti, la presunta fuga con la cassa di lei, mentre il locale era inghiottito dalle fiamme e con esso le vite di decine di famiglie che ora piangono la morte di adolescenti sbianchettati durante una festa nella cittadina della meglio gioventù, mica in un rave abusivo dentro un capannone di periferia.

Jacques ora è in carcere per consistente pericolo di fuga, e gli avvocati già preparano l'istanza per la scarcerazione. Jessica è uscita dal tribunale improvvisamente sola e fragile, senza nemmeno quegli occhiali da sole; l'aspetta una detenzione ai domiciliari e un braccialetto non di una griffe. E nessuno è autorizzato a esultare per questo, perché la giustizia deve tenersi molto lontano da ogni avvisaglia di vendetta, anche se la sete di castigo è un sentimento umano troppo umano e non va certo via con dello Champagne in bottiglie incendiarie.

C'è qualcosa di fin troppo comprensibile in ciò che è accaduto nel disco bar che era il più amato del paese ma che nessuno ispezionava da anni, da prima della pandemia. C'è la protervia di chi pensava a far soldi - e non c'è nulla di male purché si rispettino le regole - e progettava di farne ancora di più allargando gli spazi. C'è un sistema che sembra aver protetto fin quando ha potuto i signori Moretti, "perché qui tutti giocano a golf con tutti", come sussurra qualcuno. C'è un sindaco inebetito e una giustizia vallesana intorpidita da una tragedia più grande di quanto possa contenere la coscienza di questo cantone da 350mila residenti. Ci sono risposte che non arrivano a domande che invece rimbalzano ovunque, ci sono cadaveri trasportati lontano, decine di funerali raggelati come possono esseri quelli di sedicenni, la più contronatura delle cose.

Uscendo dalla procura in lacrime la signora Moretti (con l'accento sulla "i") ha parlato di tragedia "inimmaginabile".

Ma quello che emerge dall'inchiesta e dai video circolati in rete fa pensare a qualcosa di immaginabilissimo e quindi evitabile. Di inimmaginabile c'è solo il dolore dei genitori di Chiara, di Achille, di Giovanni e degli altri 37 ragazzi interrotti. Signora Moretti, almeno le parole le lasci a chi ha diritto di usarle.

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