Il (mal)governo dell'instabilità

Al Senato il premier incassa 156 sì. Non è abbastanza per tirare avanti. Ora cercherà di allargare. Ma per cosa? Continuare a far danni come nell'ultimo anno e mezzo

Il (mal)governo dell'instabilità

"Adesso stiamo a vedere se riescono a governare...". Tra i banchi di Italia Viva se lo sono detti subito. Non appena il governo Conte II si è salvato in extremis incassando a Palazzo Madama una fiducia stretta stretta, i renziani si sono dati di gomito sorridendo a quei 156 "sì". Per cinque voti l'avvocato del popolo non è riuscito a portare a casa la maggioranza assoluta. Si apre così la fase 2 della crisi, quella dell'instabilità e del logoramento. Giuseppe Conte si appresta, infatti, a percorrere una strada tanto dissestata da nascondere cadute e tonfi ad ogni curva. Nemmeno i vertici di Pd e Movimento 5 Stelle, che pure hanno fatto di tutto per sostenere questa nuova compagine raccogliticcia, sono sicuri di andare tanto in là. "Non c'era altra strada", dicono. "Ora, però, dobbiamo allargare...". Il mercato delle vacche, insomma, non è ancora finito.

La vera crisi inizia ora. "L'obiettivo è rendere ancora più solida questa maggioranza - ha twittato ieri sera Conte - l'Italia non ha un minuto da perdere". Dopo una settimana di offerte sottobanco e contrattazioni, come in uno squallido mercato rionale, l'estenuante tour de force del premier è terminato con un risultato al fotofinish che nemmeno la Var è riuscita a fugare da un'incertezza che ora si riverserà inevitabilmente addosso agli italiani. Il caos al termine della "chiama" e l'imbarazzante suspance in seconda serata sono gli (in)degni titoli di coda di un governo che, a dispetto di tutto e tutti, ha fatto combattuto solo per rimanere incollato alla poltrona. Per portare a casa il risultato si è appigliato a tutto: la decisione di Italia Viva di non votare contro ma di astenersi, abbassando così la soglia di salvezza, la stampella di tre senatori a vita (Liliana Segre, Mario Monti ed Elena Cattaneo), l'appoggio "provvidenziale" di una folta schiera di "voltagabbana" che in queste ore hanno cambiato casacca con estrema facilità e, dulcis in fundo, la riammissione al voto dell'ex grillino Lello Ciampolillo e del socialista Riccardo Nencini che col loro "sì" hanno allungato la vita a Conte. La politica trasformata in un film di serie B.

Il day after vede uno scarico plotone di Italia Viva all'opposizione. Matteo Renzi, a cui non è riuscita la spallata al premier, dice di "starci d'incanto". Nencini non gli toglierà certo il simbolo di Italia Viva e non è detto che i renziani in futuro non daranno man forte al governo. Fuori da Palazzo Chigi, intanto, ci sarà la fila di chi adesso vuole passare all'incasso. In qualche modo Conte dovrà dare qualcosa a chi gli è andato in soccorso. La lista è lunga oltre a Ciampolillo e Nencini, abbiamo Gregorio De Falco, Luigi Di Marzio, Maurizio Buccarella, Tommaso Cerno, Sandra Lonardo, Andrea Causin e Maria Rosaria Rossi. Responsabili, costruttori, manovali per i giallorossi. Voltagabbana per tutti gli altri. A chi risponderanno in Aula? A nessuno. Rischiano di diventare schegge impazzite che il premier faticherà a controllare. Senza tener conto del fatto che i senatori a vita non ci sono sempre. Pertanto quel centocinquantasei è solo fumo negli occhi. "Occorre voltare pagina - ha già avvertito Nicola Zingaretti - rafforzare e ampliare la forza parlamentare di questo governo".

Le prossime mosse di Conte sono dunque scontate. In vista del rimpasto della squadra dei ministri, si riaprirà (l'hanno mai chiusa?) la ricerca di altri parlamentari che assicurino il proprio sostegno al governo. "Un governo è forte se può contare su almeno 170 senatori", fissa l'obiettivo il capodelegazione Pd, Dario Franceschini. La "tregua" che le Camere daranno a Conte durerà pochi giorni. Giusto il tempo per varare lo scostamento di bilancio e il decreto ristori. Poi ripiomberemo nel caos politico. E anche se ai giallorossi dovesse riuscirire l'impresa di agganciare un "centro europeista" corposo, che gli permetta di galleggiare per altri mesi, quale sarà il risultato? Un non governo. Un governo che non governa. Esattamente come è stato fatto sino ad oggi. Il disastro è sotto gli occhi di tutti: l'incapacità di gestire la pandemia, rendendo endemico lo stato di emergenza sanitaria; i continui schiaffi al tessuto produttivo del Paese abbandonato a se stesso mentre il lockdown perenne erode risparmi e ricchezze; gli scivoloni in politica estera (dall'assenza in Libia alla debolezza in Europa, fino alle alleanze discontinue con Washington e Mosca); l'abolizione ideologica dei decreti Sicurezza che ha trilplicato il numero dei clandestini sbarcati in Italia.

Qualora a Conte dovesse riuscire l'impresa di allargare la maggioranza, il governo non farà altro che andare avanti a far danni. Esattamente come ha fatto nell'ultimo anno e mezzo.

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