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"Non ho paura di lui. Parlerò ad alta voce". Il coraggio di Leone nel nome della pace

"Cito il Vangelo, non voglio un dibattito". Il giallo dell'attentato a 50km da Algeri

"Non ho paura di lui. Parlerò ad alta voce". Il coraggio di Leone nel nome della pace
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Durissimo, ma pacato. "Non ho paura dell'amministrazione Trump. Non sono un politico. Non ho intenzione di fare un dibattito con lui". Prevost parte per l'Africa e sul volo che da Roma lo porta ad Algeri risponde al presidente americano che nella notte italiana lo aveva fortemente attaccato. Passano poche ore e i giornalisti a bordo del volo papale chiedono a Leone una reazione che non manca di arrivare, perentoria. "Il messaggio è sempre lo stesso: la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo. Cerchiamo di finire questa guerra".

Un appello universale che si inserisce nella linea di un pontificato attento ai conflitti contemporanei e alle sofferenze delle popolazioni civili. Leone XIV esprime preoccupazione per l'uso distorto del messaggio evangelico: "Non penso che il Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo". Un richiamo implicito alla responsabilità dei leader politici e mediatici nel non strumentalizzare la religione. "Troppa gente sta soffrendo, troppi innocenti sono stati uccisi. Qualcuno deve alzarsi e dire che esiste una via diversa", ribadisce il Papa. Incalzato ancora dai giornalisti, Leone aggiunge: "Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi".

Le dichiarazioni di Trump, e la successiva risposta di Leone, prendono il sopravvento sulla prima giornata del terzo viaggio internazionale del Pontefice. La notizia fa il giro del mondo e poco importa se Prevost è il primo Papa a mettere piede sul suolo algerino. La stampa americana (e non solo) è concentrata sullo "scontro" Trump-Papa.

Leone tira dritto e arriva in una Algeri piovosa. La prima tappa è al Monumento dei Martiri Maqam Echahid. "In questo luogo ricordiamo che Dio desidera per ogni Nazione la pace: una pace che non è solo assenza di conflitto, ma espressione di giustizia e di dignità". "Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace aggiunge - Alla fine la giustizia trionferà sempre sull'ingiustizia, così come la violenza, al di là di ogni apparenza, non avrà mai l'ultima parola". Parla ancora di pace, Papa Leone, nei tre discorsi che pronuncia ad Algeri. "Vengo in mezzo a voi come pellegrino di pace, desideroso di incontrare il nobile popolo algerino", dice rivolgendosi alle autorità, la società civile e il corpo diplomatico. "In un mondo pieno di scontri e incomprensioni, incontriamoci e cerchiamo di comprenderci, riconoscendo che siamo una sola famiglia", ammonisce ancora il Pontefice. Poi la condanna del fondamentalismo. "Qui, come in tutto il mondo dice - tendono così a manifestarsi dinamiche opposte, di fondamentalismo o di secolarizzazione, per le quali molti perdono il senso autentico di Dio e della dignità di tutte le sue creature".

Nel pomeriggio la storica visita nella Grande Moschea di Algeri. Il Papa entra scalzo, poi sosta qualche istante in silenzio davanti al Mihrab, il luogo simbolo dell'islam che indica la direzione verso La Mecca. A concludere la giornata l'abbraccio al piccolo gregge cattolico presso la Basilica di Nostra Signora dell'Africa.

"In un mondo dove divisioni e guerre seminano dolore e morte tra le nazioni, nelle comunità e perfino nelle famiglie - dice - il vostro vivere uniti e in pace è un segno grande".

Intanto - mentre ad Algeri la sicurezza veniva rafforzata - a Blida, 50 km dalla capitale, si segnala un attacco terroristico suicida: morti i due kamikaze, ferito un agente. L'azione non è stata rivendicata

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