"Non possiamo fare tamponi come assistere i malati a casa?"

Il segretario dei medici di famiglia accusa: "Nella fase 2 non c'è piano per il territorio. E noi siamo stati ignorati"

"Non possiamo fare tamponi come assistere i malati a casa?"

Nel fronteggiare l'epidemia di Covid 19 è mancato il modello assistenziale territoriale: come seguire il paziente sospetto positivo e i suoi familiari in casa. E neppure in vista della Fase 2 c'è un progetto chiaro di assistenza e contenimento sul territorio che presenta realtà molto diverse sia per quanto riguarda la diffusione dell'epidemia sia rispetto alla capacità di risposta per disponibilità di personale e presidi sanitari.

É preoccupato Silvestro Scotti, segretario nazionale dei medici di medicina generale, Fimmg, tra i primi a denunciare la carenza di dispositivi di protezione individuale per i camici bianchi ma anche il mancato coinvolgimento dei medici di famiglia che «non compaiono in nessuna delle task force nominate dal governo».

Che cosa vi preoccupa di più rispetto alla Fase 2?

«Non è stata gestita neppure la Fase 1 per quello che riguarda l'assistenza dei pazienti in isolamento che sono oltre 80mila e dei loro familiari costretti alla quarantena».

A che cosa si riferisce?

«Un sistema burocratico farraginoso che di fatto complica la possibilità di un nostro intervento diretto perché occorre sempre che a richiedere il tampone siano i servizi di sanità pubblica. Io visito un mio paziente e sospetto che abbia il Covid ma non ho neppure un codice di diagnosi per denunciarlo perchè è previsto soltanto per gli ospedali. Problema superato: io lo uso lo stesso, viene identificato come errore ma tacitamente è implicito che ci si riferisce a un sospetto. Dunque si isola e si mettono in quarantena i parenti per 14 giorni e in alcuni casi non arriva neppure la conferma dalla sanità pubblica competente per disporre la quarantena. Dopo due settimane nessuno si è fatto vivo, il tampone non è stato ancora eseguito. Che cosa facciamo? Fino al 4 maggio comunque non si andava a lavorare ora invece riprendono le attività. Ma come?»

Teme risalgano i contagi?

«Poniamo che quel paziente al quale non è mai stato fatto il tampone sia guarito. Ma i suoi familiari? Io conosco i miei pazienti: con un bagno per 4 persone in una casa di 50 metri quadri è evidente che l'isolamento non è stato possibile».

Il rischio sono gli asintomatici?

«Ora sappiamo che circa il 30 per cento dei malati non presenta sintomi. Ieri il 90 per cento dei miei pazienti mi ha chiesto il certificato di buona salute perché un'ordinanza folle della regione nella quale lavoro, la Campania, prevede che si torni a lavorare soltanto se non si è affetti da Covid 19. Ma io non ho la possibilità di fare il tampone. E al momento non ci sono neppure evidenze scientifiche sull'acquisizione dell'immunità dopo aver contratto la malattia. A che cosa serve quel certificato?»

Nel dubbio che lei possa trovarsi di fronte una persona potenzialmente contagiosa come difende se stesso e i suoi pazienti?

«Ho comprato camici, guanti, visiere e mascherine usa e getta. Ad ogni visita li cambio: moltiplichiamo una necessità del genere per tutti i medici e tutte le visite ed è evidente che presto saremo scoperti. Gli studi medici si affolleranno anche perché ripeto è mancata la presenza della sanità pubblica sul territorio»

Gli ambulatori?

«Hanno addirittura interrotto le vaccinazioni obbligatorie. Possibile che non fossero in grado di garantire percorsi protetti per la profilassi deibambini? Che cosa succederà quando milioni di persone si dovranno vaccinare per l'influenza stagionale? E perché non si attiva per il Covid il modello dei medici sentinella per l'influenza stagionale?»