Il «non profit» dà lavoro a sei milioni di italiani

Con la legge di riforma si punta a incrementare le risorse devolute per finalità sociali

Onofrio Lopez

Un esercito di quasi sei milioni di persone che ogni giorno si occupa di fornire aiuto e assistenza ai più bisognosi. La fotografia del terzo settore, scattata dall'Istat, restituisce l'immagine di un operoso formicaio che agisce nei terreni sui quali lo Stato, anche a causa di un bilancio sempre più ristretto, non riesce a intervenire adeguatamente. Ecco, quindi, che 4,7 milioni di volontari, 681mila dipendenti, 270mila lavoratori esterni e 5mila lavoratori temporanei contribuiscono ogni giorno a trasformare i bisogni in azioni concrete. A queste si aggiungono altre risorse umane che prestano a vario titolo la loro opera: 19mila lavoratori distaccati, 40mila religiosi e 19mila giovani del servizio civile.

La categoria professionale più rappresentata, con il 27,5% dei lavoratori retribuiti, dipendenti ed esterni, è quella delle professioni tecniche (infermieri, fisioterapisti, mediatori interculturali, ecc.). Seguono le professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi con il 24,1% (operatori sociosanitari, assistenti socio-assistenziali e assistenti domiciliari etc.) e le professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (17,9%). I volontari sono nel complesso giovani: 950mila infatti hanno meno di 29 anni (pari al 20%, di cui il 4% con meno di 18 anni), mentre il 43,2% di essi ha tra i 30 e i 54 anni di età.

Come si finanzia il non profit in generale? Il totale delle entrate di bilancio di queste istituzioni è pari a 64 miliardi di euro, mentre le uscite totali (spese del personale, acquisto di beni e servizi, sussidi contributi ed erogazione a terzi, etc.) ammontano a 57 miliardi di euro. La principale fonte di finanziamento è di provenienza privata (per l'86,1% delle istituzioni), mentre il 13,9% è di natura pubblica.

Proprio per razionalizzare i trasferimenti pubblici al terzo settore il Parlamento ha approvato sei mesi fa una legge delega di riforma che, oltre a definire il nuovo regime dell'impresa sociale, istituzionalizza le agevolazioni fiscali e tributarie per gli enti con finalità solidaristiche e di utilità sociale. Tra queste spiccano la semplificazione del regime di deducibilità e detraibilità sulle donazioni a favore del non profit e l'istituzione di un fondo da 20 milioni per finanziare iniziative promosse da organizzazioni di volontariato. La legge istituisce la Fondazione «Italia Sociale», un ente di diritto privato con finalità pubbliche che avrà l'obiettivo di raccogliere e organizzare finanziamenti privati da usare per interventi di elevato impatto sociale. Lo scopo dichiarato è aumentare significativamente le risorse economiche destinate al terzo settore. A fronte di una ricchezza finanziaria italiana stimata in circa 4mila miliardi di euro, il flusso indirizzato a progetti sociali si ferma, infatti, a 10 miliardi (lo 0,25%).

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