Non ci ha voluto credere neppure davanti a quelle terribili intercettazioni che sembrano delineare gli ultimi giorni di Chiara Poggi e il perché è stata uccisa. Marco Poggi, ieri, ha tenuto la barra dritta, difendendo senza cedimenti Andrea Sempio, l'amico di sempre che oggi è sotto accusa per il delitto di Garlasco.
È la terza volta che lo fa dall'inizio di questa indagine, vissuta dalla famiglia Poggi come un dolore che si rinnova continuamente, alimentato dal racconto dell'orrore che ogni giorno va in scena, da oltre un anno, su tutte le tv. Una narrazione finora quasi solo mediatica, a esclusione delle risultanze del Dna nell'incidente probatorio e dell'impronta 33. Ma ieri la storia è cambiata, con la discovery anticipata degli atti messa sul tavolo dalla Procura di Pavia ad Andrea e Marco, uniti da decenni e poche ore fa convocati insieme, in stanze separate ma in simultanea, al palazzo di giustizia.
Sebbene già da alcuni colpi di scena, come l'incontro tra il procuratore capo Fabio Napoleone e la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni sulla revisione, la famiglia avesse il sentore che il vento su Garlasco fosse cambiato, ora sono le carte dell'inchiesta a indicare ai Poggi una strada diversa rispetto a quella che ha portato alla condanna a 16 anni di prigione Alberto Stasi, dalla quale i genitori di Chiara non vogliono divergere, nella convinzione ferrea che l'assassino è il fidanzato, perché lo dice una sentenza di Cassazione.
E così ieri il pool di magistrati che accusa Sempio del delitto ha tentato, con delicatezza e rispetto, di portare Marco Poggi a considerare la terribile eventualità che la verità sul delitto della sorella non sia stata ancora scritta. Lo hanno fatto mettendo di fronte a Marco quei soliloqui in cui Sempio sembra "confessare" gli ultimi contatti con Chiara e il movente.
Un sussulto, qualche istante di incredulità, poi il ritorno alla realtà costruita dalle sentenze. "Non può essere stato lui", dice Marco ai pubblici ministeri Giuliana Rizza e Valentina De Stefano. Il fratello continua a rifiutare l'idea dell'amico assassino, anche di fronte alle altre risultanze investigative, come il Dna, la palmare 33 e la bugia dell'alibi dello scontrino.
Il fulcro dell'audizione di Marco, però, sono quei video intimi tra Chiara e Stasi criptati sul pc di casa, che per gli investigatori sarebbero la miccia che avrebbe acceso l'ossessione dell'indagato.
Marco sostiene ancora di non aver mai visto quei filmati con Sempio. Perché per lui non può essere stato uno dei suoi amici a uccidere sua sorella. E neanche per mamma Rita e papà Giuseppe, aggrappati con tutte le forze alla sentenza definitiva contro Stasi. "Non avendo mai avuto nulla da nascondere, Marco Poggi ha risposto anche in questa occasione a tutte le domande che gli sono state rivolte", ha detto il suo legale, Francesco Compagna, il quale ha ringraziato gli inquirenti per "l'attenzione con la quale il Procuratore ha inteso tenerlo al riparo dalle inevitabili attenzioni dei giornalisti presenti a Pavia".
Due ore di audizione, che però non sono bastate a superare quelle incongruenze sulla questione dei video intimi, che ha spinto gli investigatori a richiamare Marco per la terza volta.
Senza però riuscire a ottenere i chiarimenti sperati a verbale, dove ora è messa agli atti una versione che, per chi indaga, presenta delle criticità.Perché per la famiglia Poggi fa fede la sentenza di condanna. E per Marco l'assassino non può essere il suo grande amico.