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La nuova "merce" dei trafficanti arriva tutta dal Sahel: milioni di disperati

Il Nord Africa scende nella classifica: boom di partenze da Camerun e Guinea, con la complicità del neo-colonialismo Unica salvezza: il piano della Meloni

La nuova "merce" dei trafficanti arriva tutta dal Sahel: milioni di disperati

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All'apparenza sono solo cifre. Banali numeri. Ma se, come ha fatto Il Giornale, li metti tutti assieme e li esamini con l'aiuto di una cartina diventano qualcosa di più di semplici e freddi dati. Si trasformano in una radiografia dell'invasione. Ci raccontano come l'Europa, e prima ancora l'Italia suo bastione meridionale, rischino di venir stravolti dai flussi migratori provenienti da un Africa dove entro il 2050 la popolazione supererà i 2 miliardi e mezzo. Quei flussi già oggi bussano alle nostre porte. Consideriamo i 132mila 867 migranti arrivati quest'anno sulle nostre coste al 22 settembre. Quel numero ci fa capire che al 31 dicembre bruceremo il record di 181.436 sbarchi stabilito nel 2016. E che il contributo all'incremento degli arrivi offerto dalle cosiddette navi delle Ong non è proprio indifferente. Nonostante le nuove regole sulla raccolta in mare dei migranti e la scelta del porto di attracco imposti dal governo Meloni al 18 settembre le navi delle Ong avevano traghettato in Italia ben 10mila 629 migranti. Come dire oltre l'8% dei nuovi arrivati di quest'anno. In tutto questo particolarmente intenso resta, con 3476 sbarchi, il contributo di Geo Barents, un bastimento di 77 metri battente bandiera norvegese, ma agli ordini degli «umanitari» di Msf (Medici Senza Frontiere). Per capire la vera svolta e quindi il profondo mutamento che sta letteralmente stravolgendo la struttura flussi migratori bisogna andare a vedere da dove partono i 132mila nuovi arrivati del 2023. Fino all'anno scorso la principale piattaforma di partenza era la Libia. Da lì erano salpati 36mila222 dei 68mila 195 migranti approdati in Italia nel 2022. Nei primi nove mesi del 2023 è cambiato tutto. La Tunisia con 88mila922 sbarchi - pari ad un incremento del 378% (e una media di 341 al giorno) - sovrasta una Libia da cui si sono contate 35mila358 partenze (media di 135 al giorno). Queste cifre diventano ancora più impressionanti se consideriamo che la Guardia Nazionale tunisina è comunque riuscita a fermare davanti alle proprie coste più di 51mila migranti in partenza.

Ma il vero mutamento strutturale dei flussi salta fuori analizzando la composizione etnica dei migranti salpati da una Tunisia diventata con il porto di Sfax (solo da lì si registrano 77mila 497 partenze) il caposaldo dei flussi migratori. Grazie ai 2mila 483 fra barchini e pescherecci salpati dalle coste tunisine sono approdati in Italia 11mila 594 abitanti della Guinea (840% in più rispetto al 22), 11mila 491 della Costa d'Avorio ( 625% in più rispetto al '22), 6mila 962 della Tunisia (52% in meno rispetto al '22) 5mila 605 del Burkina Faso (contro i soli 73 del 22), 3mila 335 del Camerun (+ 685% rispetto al 22). Dunque in un solo anno i trafficanti di uomini di Sfax e dintorni hanno completamente cambiato clientela. Mentre nel 2022 tunisini ed egiziani rappresentavano quote ancora importanti ora gli africani - provenienti in gran parte dal Sahel - sono diventati la «merce» umana prevalente. E secondo i dati dell'Alto Commissario per i Profughi delle Nazioni Unite (Unhcr) quelle tendenze e quei numeri non potranno che aumentare. I rilevamenti dell'Unhcr nei principali centri di raccolta sparsi tra il Sudan e il Sahel sono impietosi e rivelano la presenza di 2 milioni 612mila disperati pronti a cadere nelle reti dei trafficanti di uomini. Oltre un milione 144mila attendono nel Sudan sconvolto da una feroce guerra civile, altri 991mila sono accampati nei deserti del Ciad, 308mila917 sono registrati in quel Niger dove si è appena registrato un colpo di stato, 104mila sono in marcia tra le dune della Mauritania e oltre 65mila cercano di sottrarsi alle attività delle milizie jihadiste nel nord del Mali. Numeri da far tremare i polsi che rivelano il deterioramento strutturale di un'Africa dove al neo-colonialismo cinese si sono aggiunte le miopi politiche della Francia di Emmanuel Macron. Deterioramenti contro cui poco può l'azione immediata del governo italiano. Almeno fino a quando non si darà il via a quel piano Mattei annunciato mesi fa da Giorgia Meloni, ma al momento ancora in fase di studio e programmazione.

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