Lui. Massimo Lovati. L'avvocato con la passione del fiasco, la cui irruzione sulla scena del delitto di Garlasco ha trasformato per mesi la tragedia dell'uccisione di una ragazza in un numero da cabaret. L'avvocato cui in sogno appariva il nome dei veri assassini di Chiara Poggi. L'avvocato che ha rivendicato con orgoglio di essersi fatto pagare in nero dai familiari del suo assistito Andrea Sempio, neo-indagato per il delitto. L'avvocato che sa (forse) che fine ha fatto davvero il resto dei soldi. L'avvocato che si è andato a mettere nelle grinfie di Fabrizio Corona dicendone di tutti i colori, e facendosi promettere di interpretare in un film la parte di Gerry La Rana.
L'ultima puntata della carriera mediatica di Massimo Lovati, prima della definitiva scomparsa nelle retrovie, sembrava dover essere la ricomparsa nella ex Jugoslavia come testimonial di una clinica odontoiatrica in cambio di una protesi (effettivamente necessaria). Ma non bisogna mai sottovalutare le risorse di professionisti cresciuti tra i vapori delle brume e del Barbera, in quell'angolo profondo di Lombardia che si chiama Lomellina. Così ieri Lovati annuncia a Giallo l'inaugurazione della sua nuova vita: si dà alla politica. L'occasione è ghiotta, perché nella sua Vigevano il mese prossimo si va alle urne per eleggere il nuovo sindaco. E come rinunciare al grande ufficio di corso Vittorio Emanuele, a due passi da quella piazza Ducale che è il cuore pulsante dell'alibi del suo ex assistito Sempio? Però per mettere a Lovati la fascia tricolore serviva qualcuno disposto a candidarlo, sfruttandone l'innegabile notorietà ma tollerando le sue sparate fuori controllo, la palpebra a mezz'asta, le allusioni a mezza voce. Bene: il kamikaze pronto a firmare per la lista "Lovati Sindaco" sarà Marco Rizzo, già deputato di Rifondazione comunista, oggi leader di Democrazia sovrana e popolare. Che alle sconfitte elettorali è abituato (ultime percentuali: 1,11 alla regionali umbre, 1,09 a quelle venete), e quindi è pronto ad affrontare senza traumi anche una eventuale trombatura di Lovati. In fondo anche Lovati può diventare un'icona, anzi probabilmente lo è già: "Siamo felici di avere con noi un uomo giusto perseguitato e minacciato anche per l'opera di forze che non hanno a cuore la ricerca della verità ma la conservazione del potere", dice Marco Rizzo, "il suo spirito combattivo e la sua onestà sono virtù indispensabili per l'impegno politico a cui ha deciso di dedicarsi dopo aver dato la sua vita alla giustizia".
Sulla dedizione di Lovati alla giustizia mancano per ora valutazioni ufficiali di Andrea Sempio, che in ottobre gli tolse il mandato difensivo a causa delle esternazioni mandate in rete da Corona. Lovati la prese male, "però siccome la vita deve continuare, andiamo avanti cercando di dimenticare questa macchia del mio percorso".
In quell'occasione gli chiesero se temeva guai disciplinari con l'Ordine degli avvocati, per la storia dei soldi in nero e soprattutto per le sue sparate in diretta tv, e lui rispose "non credo proprio che verrò radiato". Le istruttorie disciplinari sono ancora in corso, intanto Lovati ha deciso di giocare d'anticipo: insieme alla candidatura a sindaco, ha annunciato le dimissioni dall'Ordine professionale.