Non è facile raggiungere un accordo quando le anime in campo sono tante, variegate e inserite in un contesto molto simile a una polveriera. Non c'è solo la trattativa in corso tra Stati Uniti ma anche quella tra Israele e Libano che, paradossalmente, rischia di essere ancora più complicata. Da una parte perché Tel Aviv sembra non avere intenzione di fermarsi. Dall'altra perché Hezbollah con i suoi continui attacchi, rischia di compromettere l'attività diplomatica portata avanti da Beirut. Quel che è certo è che il secondo incontro diretto tra Israele e Libano si terrà giovedì a Washington, ripetendo il format che prevede la partecipazione dell'ambasciatore israeliano Yechiel Leiter e l'ex ambasciatore negli Usa Simon Karan. Ma l'esito è ancora parecchio incerto.
Il capo di Stato libanese Joseph Aoun, ha incontrato ieri l'ambasciatore americano a Beirut Michel Issa, per discutere dell'avanzamento del dialogo e porre le basi sulle "modalità per mantenere il cessate il fuoco". Aoun ha insistito sul fatto che le trattative saranno "distinte da qualsiasi altro negoziato" con il triplo obiettivo di "fermare le azioni ostili", porre fine all'"occupazione israeliana delle zone meridionali" del Libano e dispiegare i militari libanesi ai "confini meridionali internazionalmente riconosciuti". Ma la tensione resta altissima e basta una scintilla per far salatre il banco. Hezbollah ha fatto sapere che oltrepasserà la "linea gialla" annunciata da Israele nel sud del Libano. Il deputato di Hezbollah Hassan Fadlallah ha inoltre attaccato spiegando che nessuno in Libano o all'estero potrà disarmare l'organizzazione. "Il tentativo dell'esercito israeliano di istituire una zona cuscinetto, sotto il nome di linea difensiva, linea gialla, linea verde e linea rossa... Tutte queste linee saranno infrante e non ne accetteremo nessuna. Nessuno in Libano o all'estero sarà in grado di disarmare la resistenza". Parole che vanno a braccetto con quanto detto, ripetuto e ribadito dal premier israeliano Benjamyn Netanyahu secondo cui "Israele non ha ancora finito il lavoro". "Il mondo conosce già la nostra determinazione a difendere noi stessi e difendere l'umanità dal fanatismo barbaro", ha anche detto Netanyahu, riferendosi sia agli ayatollah iraniani che, appunto a Hezbollah.
Non è affatto un caso che la situazione sul campo sia complicata e il cessate il fuoco sia, di fatto, soltanto sulla carta. L'esercito israeliano ha raso al suolo alcuni villaggi vicini al confine. "L'Idf ha avuto l'ordine di demolire le case nei villaggi in prima linea vicino al confine che fungevano a tutti gli effetti da avamposti terroristici di Hezbollah", ha detto il ministro della Difesa Israel Katz.
Oltre alle minacce esterne, Hezbollah è in fermento e contrario alla linea istituzionale di Aoun, volta invece alla ricerca di un compromesso, con i miliziani che restano "con il dito sul grilletto" e pronti in qualsiasi momento a riprendere le ostilità contro il nemico dichiarato. Nel mezzo, come sempre, stanno i civili, per cui una tregua reale e una pace duratura non arriveranno mai troppo presto.