Ecco chi rischia lo stipendio per il vaccino

La linea dura: basta con la Dad. Il personale assente sospeso dopo cinque giorni

Obbligo per i prof e gli universitari: stipendio a rischio

Linea dura del governo: green pass obbligatorio per tutto il personale scolastico e per i professori universitari. E anche gli studenti che vorranno frequentare le lezioni in presenza negli Atenei dovranno esibire la carta verde. Per la popolazione scolastica «vaccinabile» quella che va dai 12 ai 19 anni la profilassi anti Covid-19 invece è fortemente raccomandata, ma non viene imposta come lo sono invece altri vaccini.

I docenti che di fatto non potranno più entrare a scuola se non vaccinati o guariti dal Covid (impensabile ripetere un tampone ogni 48 ore per tutto l'anno scolastico) perderanno lo stipendio. Verranno considerati assenti ingiustificati e a decorrere dal quinto giorno di mancata frequenza il rapporto di lavoro verrà sospeso e con esso la retribuzione. «Il docente non perderà il lavoro, si tratterà soltanto di una sospensione», chiarisce il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, che sottolinea come quasi il 90% del personale scolastico sia vaccinato e dunque si tratterà di casi molto limitati.

Il governo ha deciso: la scuola in presenza e la frequenza anche all'università vanno salvaguardate anche con misure drastiche. Il ministro Bianchi sottolinea come nel decreto ci sia prima di tutto attenzione per la scuola per la quale è stato un investimento globale di quasi 2 miliardi. «Nell'anno scolastico 2021-'22, al fine di assicurare il valore della scuola come comunità e di tutelare la sfera sociale e psico-affettiva della popolazione scolastica, sull'intero territorio nazionale, i servizi educativi per l'infanzia e l'attività scolastica e didattica della scuola dell'infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado sono svolti in presenza. Le attività didattiche e curriculari delle università sono svolte prioritariamente in presenza», si legge all'articolo 1. Si potrà tornare alla didattica a distanza soltanto in seguito «all'insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus o di sue varianti nella popolazione scolastica» e soltanto in aree specifiche e circoscritte.

Il piano scuola approvato dalle regioni è quello anticipato una settimana fa: si ribadisce l'obbligo delle mascherine dai 6 anni in poi e l'importanza del distanziamento, non vincolante però. Dove non sia possibile si resta con le mascherine anche da seduti. Raccomandato lo scaglionamento degli orari di ingresso e uscita.

Il mondo della scuola si dice deluso da questo piano che si limita a ricalcare le regole del Comitato tecnico scientifico praticamente identiche a quelle dello scorso anno. È vero che ora c'è la protezione del vaccino ma nulla è stato fatto per evitare classi affollate e un inverno con le finestre aperte per favorire l'areazione delle aule spesso molto piccole. Ovviamente avere impianti di climatizzazione con sanificazione automatica negli istituti è fantascienza.

Per i ragazzi della secondaria si punta ad «arrivare alla ripresa delle lezioni con almeno il 60% degli studenti tra i 12 e i 19 anni vaccinati». Al momento però ci sono ancora 2.839.797 ragazzi completamente scoperti in quella fascia d'età: oltre il 60 per cento del totale. I vaccinati sono meno di un milione. A questi vanno aggiunti 2 milioni e mezzo di alunni delle primarie che non possono essere vaccinati. In agenda anche una piano di screening nelle scuole al quale sta lavorando il commissario all'emergenza, Francesco Paolo Figliuolo.

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