Tangenti, la cricca delle nomine: "Ho fatto assumere il fratello di Alfano alle Poste"

L'inchiesta bomba sulla corruzione si allarga a macchia d'olio. Corriere e Repubblica tirano in ballo Alfano. Spuntano le intercettazioni per assumere il fratello: "Angelino è una persona perbene, un amico. Se gli posso dare una mano..."

Tangenti, la cricca delle nomine: "Ho fatto assumere il fratello di Alfano alle Poste"

Lo scandalo sulle tangenti e sul riciclaggio negli appalti pubblici si allarga a macchia d'olio. E rischia di colpire in pieno pure il governo Renzi. Perché tra i nomi che spuntano fuori dalle intercettazioni c'è anche quello di Angelino Alfano. A riportarle sono il Corriere della Sera e Repubblica che, carte alla mano, parlano dell'assunzione del fratello del ministro dell'Interno alle Poste. Un'assuzione che, ovviamente, avrebbe avuto pressioni non da poco.

Le ombre sul fratello di Alfano

Ventiquattro ordinanze di custodia cautelare (12 in carcere e 12 ai domiciliari), 5 misure interdittive, sequestro di più di 1,2 milioni di euro tra immobili, conti correnti e quote societarie. E' il bilancio dell'operazione "Labirinto", che ha permesso al Nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di finanza della capitale di scoprire un vorticoso giro di tangenti e di mettere sotto inchiesta oltre 50 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione e riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita. Tra gli indagati figurano anche un parlamentare di Ap (Ncd-Udc), Antonio Marotta, e l'ex sottosegretario all'Istruzione nel governo Berlusconi, Giuseppe Pizza. È quest'ultimo a raccontare dei favori favori fatti ad Alfano e dell'assuzione del fratello del ministro in una società delle Poste. Il 9 gennaio 2015, come ricostruisce il Corriere della Sera, Pizza viene intercettato mentre si sta lamentando con Tedesco delle pressioni del fratello del ministro: "Angelino lo considero una persona perbene, un amico. Se gli posso dare una mano...". "Una scheggia che non, hai detto bene tu l’altra volta... - interviene Tedesco - non è gestibile". E Pizza conferma: "Cioè ma Angelino che è intelligente ha capito... Tu devi sapere che lui va dicendo ... Lui come massimo poteva avere 170mila euro, io gli ho fatto avere 160mila... Tant’è che Sarmi stesso gliel’ha detto ad Angelino 'io ho tolto 10mila euro d’accordo con Lino (Pizza ndr) per evitare'... 'No, no ha fatto benissimo' e lui adesso va dicendo che la colpa è mia che l’ho fottuto che non gli ho fatto dare i 170 mila euro. Cioè gliel’ho pure spiegato poi ti facciamo recuperare...". "Ma non lo dice come è entrato lì il “sistema” per gestire gli appalti", chiosa proprio Tedesco.

Il "sistema" per gesdtire gli appalti

Secondo gli investigatori Marotta avrebbe svolto funzioni di raccordo tra l'attività di Raffaele Pizza - fratello di Giuseppe e uomo d'affari - e alcuni soggetti pubblici. Giuseppe Pizza, segretario della Democrazia Cristiana e proprietario dello storico simbolo dello scudo crociato, è accusato invece di riciclaggio. Tra gli appalti oggetto di accertamento quello per il call center Inps-Inail, appalto regolare secondo gli investigatori che invece hanno ravvisato condotte illecite, nella gestione dello stesso, dell'appaltatore e del subappaltatore. A gestire le aziende che devono ottenere gli appalti è Stefano Orsini. Tocca a lui creare i "fondi neri" con le false fatturazioni. I rapporti con i politici e con le "altissime cariche istituzionali" spettano, invece, a Raffaele Pizza che, secondo gli inquirenti, "è capace di favorire la nomina, ai vertici degli enti e delle società pubbliche, di persone a lui vicine, così acquisendo ragioni di credito nei confronti di queste che, dovendo successivamente essergli riconoscenti, risulteranno permeabili ai suoi metodi di illecita interferenza nelle decisioni concernenti il conferimento di appalti pubblici e attività connesse". Elargendo "mazzette" milionarie e regalando "capi di abbigliamento griffati Armani, buoni carburante, pranzi in vari ristoranti della Capitale", la loro sfera d'influenza arriva fino alle Poste, all’Inps, ai ministeri e persino all'Agenzia delle Entrate.