In porti e stazioni ora parte la stretta

L'uomo rientrato dal Mozambico: era vaccinato, è paucisintomatico. Il ministero alle Regioni: "Fare più tracciamenti, quarantene tempestive e scrupolose". Via ai controlli su aerei, navi e treni

Omicron è in Italia: caso in Campania. In porti e stazioni ora parte la stretta

Omicron è tra noi. Del resto, che fosse questione di ore o al massimo di giorni era chiaro. Ieri pomeriggio l'Istituto Superiore di Sanità ha ufficializzato l'identificazione di una sequenza genomica Sars-Cov-2 riconducibile alla variabile sudafricana, la B.1.1.529 da parte del laboratorio del Sacco di Milano. Il campione appartiene a un cittadino campano tornato pochi giorni fa dal Mozambico, che presenterebbe sintomi lievi ma è stato messo in isolamento assieme alla sua famiglia, composta da cinque persone. Si sta cercando di tracciare anche i suoi contatti recenti.

Insomma, c'è il «paziente uno» costretto a vedersela con il nuovo twist del virus, di cui si sa per ora che è più contagioso a causa delle numerose mutazioni della proteina spike, ma non se sia più fatale, né se sia in grado di dribblare il vaccino oppure no. Di certo come è accaduto con tutte le altre varianti del SARS-Cov2, l'arrivo dell'Omicron fa paura, perché ogni variante ha sempre qualche superpotere rispetto al ceppo base. È il duro mestiere del virus quello di cercare armi più sofisticate man mano che la scienza fornisce munizioni alla contraerea.

L'Italia prepara le barricate. «Questa variante va presa con grandissima attenzione. Ancora non c'è una valutazione finale, ma si tratta di un elemento nuovo e preoccupante - dice il ministro della Salute Roberto Speranza al Corriere della Sera -. Intensificheremo il sequenziamento, cercheremo questa variante con maggiore insistenza ancora». E comunque, «è difficile pensare che una variante, se contagiosa, possa essere fermata e reclusa».

Dal ministero arriva una circolare, firmata da Gianni Rezza, il direttore generale della Prevenzione del dicastero, che incoraggia a «rafforzare e monitorare le attività di tracciamento e sequenziamento in caso di viaggiatori provenienti da Paesi con diffusione di tale variante e loro contatti» e a tenere sotto controllo «focolai caratterizzati da rapido ed anomalo incremento di casi» per cercare di individuare la variante B.1.1.529 e, nel caso di sua comparsa, «applicare le misure già previste per la variante Beta (B.1.1.617.2)». Il timore è che, come si legge nel documento, «l'elevato numero di mutazioni della proteina spike possa portare a un cambiamento significativo delle proprietà antigeniche del virus, ma finora non sono state effettuate caratterizzazioni virologiche e non ci sono prove di modificazioni nella trasmissibilità, nella gravità dell'infezione, o nella potenziale evasione della risposta immunitaria».

Venerdì Palazzo Chigi, con una circolare firmata da Speranza, ha vietato fino al 15 dicembre l'ingresso in Italia a chi negli ultimi quattordici giorni sia stato in Repubblica Sudafricana, Lesotho, Botswana, Zimbawe, Malawi, Mozambico, Eswatini e Namibia, gli otto Paesi della parte meridionale dell'Africa in cui la variante si è manifestata, e sospeso il traffico aereo per quei Paesi. Ma probabilmente non basta. «Giusto porre attenzione ai voli provenienti dai Paesi a rischio, ma senza un controllo preciso sull'immigrazione non si sarà mai sicuri», fa notare Roberto Caon, deputato di Forza Italia. E l'assessore alla Salute della regione Lazio, Alessio D'Amato, chiede di «rafforzare i controlli negli aeroporti, porti e stazioni ferroviarie. Stiamo rafforzando i sequenziamenti dei tamponi positivi. È scattata la fase per andare a cercare la nuova variante. I tamponi vengono mandati a campione allo Spallanzani per essere analizzati».

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