Ora Prodi vuole altre poltrone

Dalla Maserati al Sahel passando per Iri e Palazzo Chigi: il Prof è l'uomo buono per ogni incarico. Ogni mese incassa 15mila euro e ora ha il chiodo fisso di salire al Colle

Ora Prodi vuole altre poltrone

Il collezionista di poltrone si sta riscaldando per la corsa al Quirinale. È la sua vera ambizione, il sogno di una vita che nega a tutti fuorché a se stesso. Il settantacinquenne Romano Prodi ha sempre fatto incetta di incarichi, cattedre, lauree ad honorem, riconoscimenti. È stato docente universitario a Trento (divenne ordinario di Economia mentre il fratello Paolo era rettore) e a Bologna, ha fatto il consigliere comunale e il ministro e il pluri-presidente: dell'Iri (due volte), del governo (altrettante), della Commissione europea, del Comitato nazionale e dell'assemblea costituente del Pd. Ha presieduto Il Mulino e fondato Nomisma.

A metà degli anni '70 si è perfino tolto la soddisfazione di una corsa in Maserati - una nomina politica mentre la casa automobilistica modenese era controllata dalla Gepi e da Alejandro De Tomaso - e di un giro in barca alla Callegari & Ghigi, azienda nautica di Ravenna che produceva gommoni. Siccome la sua permalosità è pari soltanto all'ambizione, quando fu defenestrato per la seconda volta da Palazzo Chigi scosse la polvere dal cappotto e con sommo disprezzo esclamò: l'Italia non mi merita, mi dedicherò soltanto ad attività internazionali. Poteva permetterselo, con le spalle coperte da tre pensioni (da ex docente universitario, ex parlamentare ed ex presidente della Commissione Ue) da circa 15mila euro lordi il mese più 12 proprietà tra case e terreni fra Bologna e Reggio Emilia.

Così la collezione di presidenze (e relativi gettoni) ha ripreso vita. Il suo secondo governo è caduto nel maggio 2008 e già il 1° settembre Romano Prodi ha dato vita alla Fondazione per la collaborazione tra i popoli di cui è presidente. «Dopo la conclusione della mia attività politica, ho pensato fosse utile fare tesoro delle esperienze internazionali»: questo è il suo manifesto. L'impegno principale è organizzare ogni anno un convegno di due giorni sul sottosviluppo. Bologna 2010, Washington 2011, Addis Abeba 2012, Pechino 2013, Rimini 2014. Il sito internet della fondazione, tuttavia, non pubblica un solo bilancio dal 2008 a oggi, né i nomi dei sostenitori previsti dallo statuto.

Dieci giorni dopo la firma dal notaio, il Professore ottiene dalle Nazioni unite la presidenza del gruppo di lavoro Onu-Unione africana per il finanziamento delle missioni di pace in Africa. La commissione ha firmato l'anno dopo un dossier, battezzato Rapporto Prodi, ma purtroppo le guerre nel continente nero sono continuate senza che si abbiano notizie di mediazioni prodiane in teatri di conflitti come la Libia, il Sudan, la Somalia, la Repubblica Centrafricana. Il 6 ottobre 2012 il segretario generale dell'Onu ha nominato Prodi suo inviato speciale per il Sahel, fascia sub-sahariana che va dall'oceano Atlantico al mar Rosso. Incarico breve, terminato il 31 gennaio scorso: ora al posto del Professore siede la signora Hironte Guebre Sellassie, etiope. Al Palazzo di vetro hanno sintetizzato il mandato prodiano con parole di circostanza: «Ha realizzato una strategia integrata per il Sahel e mobilitato la comunità internazionale». Nulla di memorabile. Prodi ha comunicato la fine del mandato in modo curioso, a fine agosto, in un comunicato scritto per smentire un articolo del Giornale che in realtà non parlava dell'incarico per il Sahel ma di quello per il peace-keeping.

Coperta l'Africa, Prodi ha mietuto altrove. Dal 2010 ha una cattedra di Dialogo Europa-Cina a Shanghai, al China Europe International Business School (Ceibs). L'anno prima aveva ottenuto un incarico, terminato nel dicembre 2013, di «professor at-large» al Watson institute di studi internazionali alla Brown university di Providence, nel Rhode Island. Dalla Cina agli Stati Uniti, Prodi rafforza i rapporti nei luoghi del potere mondiale. Per avere un'idea di quanto siano ramificati basterebbe scorrere l'elenco delle 11 lauree onorifiche assegnategli da atenei di ogni angolo del mondo dal 2008 a oggi: Germania, Russia, Turchia, Cina, Marocco, Thailandia, Burkina Faso. In tutto 38 titoli accademici honoris causa, il primo gli fu conferito nel 1998 dall'università di Madras in India.

Di lobby in lobby, il Professore bolognese è un assiduo frequentatore anche di circoli tanto riservati quanto influenti. Ha partecipato a incontri del Club Bilderberg ed è membro del comitato esecutivo dell'Aspen Institute Italia. Scrive editoriali sul confindustriale Sole-24 ore e sul Messaggero, quotidiano della famiglia Caltagirone. E memore delle consulenze prestate negli anni '90 alla banca d'affari americana Goldman Sachs, Prodi non disdegna gli incarichi in colossi industriali e finanziari. Nel 2009 è stato cooptato nell'Advisory board della British Petroleum: nei curriculum ufficiali questo dettaglio è difficile da trovare, come i legami con la Goldman Sachs. Prodi è stato costretto a ufficializzare i legami con Bp parecchio tempo dopo, quando un disastro ambientale nel Golfo del Messico coinvolse una nave cisterna della compagnia britannica. Viceversa i suoi portavoce sbandierarono un gran rifiuto, quello opposto alla Gazprom russa che gli aveva offerto di presiedere il gasdotto South Stream parallelamente all'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, alla guida del North Stream.

Ma l'ex premier non si è sottratto un anno fa all'insistenza di Vladimir Putin che gli ha chiesto di collaborare alla stesura di un rapporto sull'immigrazione da presentare al G8 svoltosi nel giugno scorso a Sochi sotto la presidenza russa. Avanti e indrè dal business alla politica passando per le università e gli organismi internazionali, la carriera di Prodi è in perenne movimento. Per una porta girevole che si chiude, se ne spalanca un'altra. L'ultimo scranno conquistato risale allo scorso febbraio, quando il Professore è stato nominato presidente dell'International advisory board di Unicredit al posto di Giuliano Amato, nominato giudice costituzionale. Così, un passo dopo l'altro, avanza la scalata del potere prodiano. Ma la vetta del Colle è più impervia di un ottomila himalayano.

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