Ora spunta la variante italiana. "C'era prima di quella inglese"

Nei giorni festivi in cui i numeri sul Covid-19 sono meno significativi a causa del basso numero di tamponi effettuati, il virus fa notizia soprattutto per la comparsa di una variante "italiana"

Ora spunta la variante italiana. "C'era prima di quella inglese"

Nei giorni festivi in cui i numeri sul Covid-19 sono meno significativi a causa del basso numero di tamponi effettuati, il virus fa notizia soprattutto per la comparsa di una variante «italiana» simile a quella inglese, che circolerebbe fin dai primi di agosto, con qualche settimana di anticipo rispetto a quella inglese (che risale a settembre) e che secondo Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv) «potrebbe anche esserne un precursore». Come quella inglese, «anche la variante italiana ha una mutazione in un punto nevralgico dell'interazione Spike/recettore cellulare, più precisamente in posizione 501». Ma avrebbe anche «una seconda mutazione in posizione 493, che rende la sua proteina Spike leggermente diversa da quella del virus pandemico che tutti oggi conosciamo».

E i numeri? Il bollettino di ieri registra 8.585 nuovi casi su 68.681 tamponi (pochissimi, siamo ai livelli di settembre) con un indice di positività del 12,50 per cento. Risalgono i morti (445) mentre tornano a crescere i ricoverati complessivi (26.497, +346) e le terapie intensive scendono a 2.565, -15). Resta allarmante la situazione in Veneto con 2.782 tamponi positivi su 10.845 (il 25,65 per cento), mentre la Lombardia respira con appena 573 casi su 5.486 test (10,44 per cento).

Ieri è stata anche pubblicata la newsletter dell'Istituto superiore di sanità, che tra le tante cose ha segnalato anche due aspetti dell'epidemia: l'elevatissimo numero di operatori sanitari contagiati, 16.923 soltanto negli ultimi trenta giorni (a fronte di 413.381 positivi complessivi con un'età mediana di 48 anni) e 89.879 dall'inizio dell'emergenza; e la «scomparsa», almeno finora, dell'influenza tradizionale, con «basse percentuali di incidenza» che «in questa stagione epidemiologica dipendono sicuramente dall'adozione delle misure di prevenzione contro Covid-19, e rappresentano un dato assolutamente positivo», come spiega Antonino Bella, responsabile della sorveglianza InfluNet, per l'Istituto Superiore di Sanità. La diffusione di sindromi simil-influenzali in Italia, alla 51esima settimana del 2020, risulta stabile e sotto la soglia basale con un valore pari a 1,7 casi per mille assistiti, contro i 4,2 casi per mille assistiti della stagione precedente. Secondo Bella «potremmo raggiungere il minimo storico degli ultimi venti anni di monitoraggio per l'incidenza di sindromi simil-influenzali».

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