"Ora va restituito all'Italia". Israele apre, poi dietrofront

Ultimatum (smentito) del ministro degli Esteri. Farnesina al lavoro per la soluzione diplomatica

"Ora va restituito all'Italia". Israele apre, poi dietrofront

«Le autorità israeliane sono state informate della vicenda, ma il caso non riveste aspetti diplomatici o politici. Quindi non rientra nelle nostre competenze». Con queste parole il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, sentito dal Jerusalem Post, prende le distanze dalla vicenda del piccolo Eitan, smentendo la ricostruzione dell'emittente televisiva Channel 12, secondo la quale il governo di Naftali Bennett aveva espresso il parere che il bambino venisse riportato in Italia e restituito al tutore, la zia paterna Aya Biran. La vicenda si tinge di giallo, perché Channel 12 aveva dato la notizia citando funzionari del ministero della Giustizia. Il dicastero guidato da Gideon Sa'ar non sembrava avere dubbi in proposito: «Abbiamo l'obbligo di fare tutto quanto in nostro potere per riconsegnare Eitan, prelevato senza il consenso della sua custode legale in Italia. Se non ci sarà accordo tra le due parti della famiglia, Israele dovrà agire per restituirlo alle autorità italiane», commentavano in mattinata a Channel 12 rappresentanti degli uffici al numero 29 di Salah a-Din Street.

Lapid è tutt'altro che uno sprovveduto, sa trattare con disinvoltura con i mezzi d'informazione per via dei suoi trascorsi da giornalista d'alto profilo. È difficile pensare che si sia esposto in prima persona soltanto per bloccare le gole profonde del dicastero di Giustizia. L'impressione è che la vicenda di Eitan verrà affrontata sottotraccia dalle diplomazie di Israele e Italia, senza troppi clamori. Tutto questo per garantire i rapporti amichevoli e collaborativi di lunga data tra i due Paesi. Una stretta sinergia che esiste nell'agricoltura, nella sanità, nella cybersecurity, nella ricerca scientifica, cultura e nell'università. Proprio nei giorni scorsi l'Italia ha deciso di boicottare la quarta Conferenza di Durban in programma il 22 settembre a New York a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La Conferenza, riunita per la prima volta a Durban nel 2001, è stata subito trasformata in un vertice antisemita, e i successivi appuntamenti hanno mantenuto questo deplorevole carattere. Nel 2009, nel corso della Durban 2, il Presidente iraniano Ahmadinejad invocò sul palco la distruzione di Israele e 23 ministri dell'Unione Europea, tra cui l'Italia, decisero di abbandonare la sala.

C'è quindi il desiderio di chiudere il caso rapidamente, anche per spegnere una narrazione che purtroppo si sta tingendo di pettegolezzi e sospetti su presunti interessi economici tra le due famiglie che si contenderebbero la custodia per intascare il maxi-risarcimento che Eitan otterrà per la morte dei genitori e del fratello.

Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio dichiara che «è necessario accertare l'accaduto per poi intervenire», ma la macchina diplomatica sull'asse Roma-Tel Aviv si è già messa in moto. L'arbitro della partita, invocato dalla zia paterna, potrebbe essere la Convenzione dell'Aja sui minori sottratti, ratificata da entrambe le nazioni. Il documento ha come fine assicurare l'immediato rientro dei minori illecitamente trasferiti o trattenuti in qualsiasi Stato contraente. Per la Convenzione, il trasferimento o il mancato rientro di un minore è ritenuto illecito «quando avviene in violazione dei diritti di custodia assegnati ad una persona, istituzione o ogni altro ente, congiuntamente o individualmente, in base alla legislazione dello Stato nel quale il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo trasferimento o del suo mancato rientro».

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