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Orsini chiede più crescita: "Torniamo al nucleare per far vivere le imprese"

Il presidente della Confindustria punta su cinque leve per lo sviluppo: meno paletti ed energia più economica. Sfida alla Ue: "Stop alla burocrazia o sarà il deserto"

Orsini chiede più crescita: "Torniamo al nucleare per far vivere le imprese"
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"Responsabilità". Il presidente di Confindustria ha ripetuto cinque volte questa parola nella sua relazione all'assemblea dell'associazione imprenditoriale. Responsabilità della politica, delle imprese, dei sindacati e anche dell'Europa davanti a un sistema industriale che rischia di perdere definitivamente terreno. Il presidente degli industriali ha poi elencato le sue "cinque leve" per rilanciare la crescita italiana, ma il cuore del discorso è stato soprattutto uno: senza energia a prezzi competitivi e senza una drastica riduzione della burocrazia, il sistema Europa è destinato alla marginalizzazione.

"Energia, energia, energia" ha insistito Orsini dal palco, definendo il caro prezzi "una vera e propria minaccia esistenziale". È il punto che ha raccolto il consenso più trasversale, non solo dentro il mondo politico e industriale ma anche del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, un asse non scontato a priori. Il nodo, però, non riguarda soltanto il costo delle bollette. La questione energetica è ormai diventata un tema politico e strategico centrale. Orsini ha chiesto esplicitamente di "accelerare il ritorno al nucleare", bocciando le obiezioni ideologiche che continuano a frenare il dibattito italiano. "Continuare a sostenere che il nucleare sia inutile perché servono 10-15 anni per attivarlo è falso. Inutile è ogni anno, ogni mese, che si perde", ha detto, rilanciando anche la disponibilità delle imprese a ospitare i piccoli reattori modulari.

Dietro quelle parole c'è un tema che va oltre il semplice approvvigionamento energetico. Se l'Italia vuole davvero tornare a essere un Paese industriale competitivo, la competenza sull'energia deve tornare a livello centrale. Negli ultimi anni le decisioni strategiche sono finite schiacciate tra conflitti territoriali, veti amministrativi e battaglie ideologiche che hanno paralizzato tutto: dalle rinnovabili al nucleare. È qui che entra in gioco la richiesta di "responsabilità" rivolta alla politica. Il presidente degli industriali ha avvertito che il confronto sulle grandi scelte strategiche non può trasformarsi "in un campo di battaglia elettorale". Un messaggio che riguarda soprattutto la questione atomica.

La seconda leva individuata da Confindustria riguarda la crescita dimensionale delle Pmi, mentre la terza punta sui contratti di sviluppo e sull'innovazione. Ma è la quarta leva, quella delle semplificazioni e della riforma della legge 231, a toccare uno dei nervi più scoperti del sistema produttivo italiano ed europeo. Non è soltanto un problema italiano. Il presidente di Confindustria ha rivolto un attacco diretto anche a Bruxelles, accusata di soffocare il sistema produttivo con una regolazione fuori controllo. "Solo tra novembre e dicembre 2025 sono stati presentati 10 nuovi pacchetti legislativi e nel 2026 ne arriveranno altri 12", ha ricordato. Ancora più duro il passaggio sulle "72 condizioni poste da Bruxelles per il via libera al decreto Bollette", definite "l'ultima conferma di quanto sia lunare la burocrazia europea". Da qui l'appello netto rivolto all'Unione: "Fermatela!". Perché il rischio evocato da Orsini è quello di una lenta deindustrializzazione. "Se in Italia e in Europa non saremo capaci di uno sforzo comune perderemo la nostra industria, ovvero il 15% del Pil e milioni di posti di lavoro", ha avvertito, un "deserto industriale" a vantaggio della Cina.

"Resta aperta la questione salariale: noi da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla", ha proseguito Orsini, aprendo a un "patto di responsabilità" con i sindacati contro i contratti pirata. Su questo fronte, però, le distanze con la Cgil restano evidenti. Maurizio Landini, pur riconoscendo alcuni "punti condivisibili", ha ribadito che "al centro deve esserci la persona, il lavoro, la giustizia sociale". Una risposta che conferma come a Corso Italia prevalga l'ideologia sul buon senso. L'ultima leva indicata da Confindustria riguarda le risorse.

Orsini ha proposto di recuperare 20 miliardi attraverso una revisione delle tax expenditure e delle agevolazioni fiscali, destinandoli a crescita, sanità e scuola. "L'Italia è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati", ha ricordato, sottolineando però l'esistenza di "575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile".

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