Nuvole basse sulla Piazza Rossa, pochi mezzi a sfilare sulle pietre di porfido, quattro sparuti ospiti internazionali in tribuna. Aria pesante a Mosca per la parata del nove maggio, anniversario della vittoria sui nazisti del 1945, e del resto, tra voci di golpe, tre giorni di tregua voluti da Trump e apparizioni pubbliche ridotte al minimo, lo zar Vlad stavolta ha ben poco da festeggiare, come spiega Giovanbattista Fazzolari. "È il quinto anno consecutivo che la Federazione Russa celebra la fine della Seconda Guerra mondiale senza essere riuscita a vincere contro l'Ucraina". L'Operazione Speciale si è impantanata e "sta durando di più della partecipazione sovietica all'ultimo conflitto mondiale". Questo "segna una sconfitta storica e irreversibile per il regime putiniano". Peccato solo che la propaganda del Cremlino funzioni ancora bene, come dimostra il caso della Biennale.
E comunque l'Italia sta con Kiev, la linea di Palazzo Chigi non cambia nonostante i problemi energetici, il petrolio e il pasticcio veneziano.
Roma è ancorata all'Europa, all'Occidente, ai valori della democrazia e dei diritti civili. "L'immagine della Russia oggi - dice il sottosegretario alla Presidenza - è quella di una potenza decadente, incapace di avanzare sul campo di battaglia e che sfoga la propria frustrazione bombardando la popolazione civile".
Ma se sul fronte l'offensiva ristagna, Mosca si dimostra fortissima nella guerra sporca, ibrida e cyber. Pressioni, ricatti. Fake news. Manovre opache. Dagli attacchi hacker alle minacce della portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova a Sergio Mattarella, fino agli insulti pesanti di Vladimir Solovyov, conduttore della tv pubblica, a Giorgia Meloni.
Infatti. "Le uniche vittorie che Putin riesce ancora ad ottenere - sostiene Fazzolari - sono quelle della sua macchina propagandistica, che purtroppo trova terreno fertile pure in Occidente e in Italia". Vedi il caso Venezia. "La raffazzonata apertura del padiglione russo alla Biennale, decisa contro il parere del governo, è purtroppo uno degli esempi più evidenti della gratuita visibilità concessa al regime di Mosca". Certo, la fondazione gode di ampia autonomia, però, ha ricordato l'altro giorno il numero due di Palazzo Chigi, "la decisione finale è stata un trucco escogitato per aggirare le sanzioni che ha provocato la protesta formale di 22 governi europei, della Commissione e di numerosi dissidenti russi". Insomma, "un pastrocchio", basti pensare che lo spazio di Mosca rimarrà chiuso nei giorni aperti al pubblico, il che non ha impedito a Matteo Salvini di presentarsi per portare "un mattoncino" di pace.
E dunque, secondo il governo, la questione propagandistica è molto più seria di quanto si pensi. C'è l'impressione che almeno una parte del mondo culturale italiano abbia finito per sottovalutare la capacità di influenza della narrativa russa. Qualcuno, anche nelle sfere politiche, forse ha già archiviato i ripetuti attacchi alle nostre istituzioni, da Meloni a Mattarella. Intanto il Cremlino continua a utilizzare il 9 maggio come architrave simbolico del suo racconto dell'Operazione speciale contro l'Ucraina, accostandola alla Seconda Guerra mondiale. "La nostra causa è giusta, continuiamo ad avanzare", così Putin dalla Piazza Rossa. Dietro si intravede però una realtà diversa.
Restrizioni telefoniche, controlli sulla rete internet, la difesa aerea russa bucata di continuo dai droni di Kiev, l'economia in crisi, la vita dello zar quasi sempre costretto in un bunker. Per il Wall Street Journal "le celebrazioni quest'anno cadono in un momento particolarmente difficile per Mosca". Insomma, come ripete Fazzolari, "siamo di fronte alla sconfitta di una potenza decadente".