Scuola, trasporti, smart working e coprifuoco. Oggi si decide.

Palazzo Chigi prepara nuovi provvedimenti. Bar e ristoranti, chiusure alla "francese". Nelle superiori metà delle lezioni a distanza. Orari scaglianti nelle aule e nelle aziende.

Signori, si chiude. Non tutto, non subito, non tutto subito, ma si chiude. È la Lombardia, che ha il record di nuovi contagi con 2.419 casi ieri (ma se si considera la percentuale di contagi rispetto ai tamponi fatti è al sesto posto in Italia), a segnare la strada, con l'ordinanza annunciata ieri e che dovrebbe entrare in vigore nelle prossime ore, che prevede la chiusura del bar alle 21 e dei ristoranti alle 23 e lo stop allo sport dilettantistico.

A livello nazionale non è ancora chiaro quello che avverrà, anche se un restringimento degli spazi della libertà individuale è scontato. Il presidente del consiglio continua a promettere di non prendere in considerazione un lockdown generale, ma le sue sicurezze stanno diventando di giorno in giorno sempre meno granitiche. Qualcosa bisogna fare e anche in fretta. Tra le ipotesi quella che sgomenta e colpisce di più, anche per la sua suggestione storica e letteraria, è il coprifuoco. Su cui il governo sta ragionando, sul se e sul come. Il modello francese sembra essere al momento il preferito, con la chiusura di bar e ristoranti alle 21 (da noi potrebbe essere alle 22) e probabilmente l'obbligo di stare a casa salvo le eccezioni a cui siamo già abituati (lavoro, salute, poche altre fattispecie) e magari il revival delle mitiche autocertificazioni. Naturalmente con controlli in stile primavera 2020.

Oggi si terrà un consiglio dei ministri prevedibilmente febbrile in cui sarà disegnato il nostro destino per le prossime settimane, al netto di possibili aggravi di pena, che potrebbero anche avvenire su base locale, visto che in base all'ultimo Dpcm i governatori possono stringere e non allentare le regole nazionali. Attualmente le regioni con l'Rt più alto di 1,5 (e quindi più a rischio serrata) sono (in ordine alfabetico) Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Valle d'Aosta, quest'ultima con l'Rt più alto (1,53).

Sul banco degli accusati c'è certamente la movida, che per la sua natura frivola è il nemico perfetto. Però l'impatto sull'economia, soprattutto in città come Milano, è importante, motivo per cui ci si muove con i piedi di piombo per evitare di affossare ulteriormente l'economia.

Probabile anche un rafforzamento dello smart working, con un aumento della percentuale dei lavoratori che vi fanno ricorso.

La scuola è uno dei temi che divide di più. La maggioranza litiga dentro e fuori. Alcune regioni spingono per la didattica a distanza tour court nelle scuole superiori ma la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina da un lato non vuole vanificare tutti gli investimenti fatti negli scorsi mesi per adeguare gli istituti alle nuove regole e dall'altro non vuol dare ragione ai governatori che qualche mese fa si opponevano all'inserimento della Dad nelle linee guida della ripartenza. Qualche governatore fa da sé come quello della Campania Vincenzo De Luca che ha chiuso tutte le scuole fino al 30 ottobre. L'aria che tira è che nelle scuole superiori si adotterà un mix di lezioni in presenza e in remoto e si studierà uno scaglionamento degli orari di entrata e uscita. Nelle università lezioni a distanza con esclusione di matricole e tirocinanti.

Altro tema caldo quello dei trasporti pubblici. Attualmente vige la regola di limitare la capienza all'80 per cento. Sembrava un'asticella sufficiente, ma la travolgente ascesa dei contagi spinge ad abbassare la percentuale, magari con l'aiuto di orari scaglionati per scuole e aziende.

Non finisce qui. Altre attività che potrebbero essere colpite o limitate da Palazzo Chigi oggi sono quelle che favoriscono gli assembramenti. Non sembra probabile almeno per ora la chiusura delle palestre (dove peraltro il distanziamento è rispettato con buon rigore), mentre rischiano anche cinema, teatri, sport amatoriale e saloni di bellezza.

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Commenti

scurzone

Sab, 17/10/2020 - 17:44

Nelle scuole si infettano poche persone! Chiudete tutto ma non le scuole!