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Palestre "finte" per evadere le tasse

L'escamotage: definirsi "società dilettantistiche" per non pagare Ires e Iva

Palestre "finte" per evadere le tasse
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Ci sono palestre "mascherate" da società dilettantistiche per sfuggire a imposte e obblighi fiscali e previdenziali, che macinano utili e aprono catene in franchising grazie a un'alchimia giudirico-contabile che aggira la normativa che incoraggia lo sport non professionista senza fini di lucro - anche a scapito di chi questo nobile scopo lo persegue davvero - e che soprattutto dissangua le casse pubbliche a scapito di pochi azionisti. A quanto apprende il Giornale, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza stanno per chiudere un'indagine che riguarda circa numerose palestre in Italia nascoste dietro associazioni sportive dilettantistiche e società sportive dilettantistiche (in gergo Asd e Ssd) che dal 1991 godono di un meritato regime fiscale di favore che consente loro di non pagare tasse. L'ipotesi è che, grazie a un'interpretazione un po' troppo generosa della legge (e una serie di mancati controlli) queste imprese facciano concorrenza sleale - con prezzi di iscrizione molto più bassi rispetto alle palestre gestite attraverso regolari Srl - anche con la creazione di veri e propri franchising in tutta Italia. Tradendo, così, non solo lo spirito dello sport dilettantistico (visto che nella stragrande maggioranza dei casi non c'è alcun "sostegno senza scopo di lucro e con finalità di promozione dello sport e delle attività motorie ad attività sportive non professioniste") ma soprattutto il fisco. Sulle false associazioni e società sportive dilettantistiche è stata anche presentata un'interrogazione parlamentare ai ministeri dello Sport e dell'Economia perché vigilino sulla potenziale violazione delle regole.

In una recente segnalazione al Garante della concorrenza, è l'associazione industriale di categoria Confimprese ad aver dettagliato le pratiche che a loro avviso sarebbero scorrette per il mercato e per gli stessi consumatori. Ai sensi del dlgs 36/2021, per poter ottenere i benefici che l'ordinamento riserva in via esclusiva agli "enti sportivi dilettantistici", non deve infatti esserci la finalità lucrativa che invece tradisce lo strumento dell'affiliazione commerciale o franchising (disciplinata dalla legge 129/2004) con "una grave distorsione delle regole della concorrenza", si legge nella segnalazione. Anzi, nel Lazio e in Toscana ma anche in Emilia-Romagna e in Lombardia alcune "catene" di palestre "dilettantistiche" sarebbero controllate attraverso Srl con scopo di lucro e fini commerciali. Per iscriversi a queste palestre - pubblicizzati sui social o con i classici cartelloni - verrebbero spesso proposti sconti sull'abbonamento, mensilità in omaggio o coupon slegati dal mondo del fitness, addirittura in alcuni casi queste palestre cercherebbero nuovi "imprenditori" pronti ad aprire palestre nascoste dietro società dilettantistiche, allettandoli con entry fee e royalties in caso di affiliazione.

C'è una recente sentenza della Cassazione (la 38800 del 19 settembre 2024) che sanziona i falsi enti sportivi dilettantistici che esercitano attività commerciale con fine di lucro. D'altronde, sul tesseramento non si paga né Ires né Imu né Iva, non pagano tasse sulle sponsorizzazioni, a differenza delle palestre queste società dilettantistiche hanno accesso agevolato al Mutuo sportivo e a contributi a fondo perduto, nonché altri sgravi amministrativi e costi previsti invece per le società commerciali (oltre a una contabilità agevolata), per esempio sulla destinazione d'uso del locale.

Il regime forfettario agevolato consente anche l'esenzione da diversi obblighi, le aliquote previdenziali per autonomi o e co.co.co sono un terzo più basse e scattano soltanto sopra i 5mila euro di compenso annuo e godono anche di un cospicuo contributo pubblico. Pagare le tasse per questi furbetti delle palestre è un peso.

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