Politica

Panetta verso il sì, Cingolani resta

L'uomo della Bce è pronto per l'Economia. Per Tajani il Viminale o la Farnesina

Panetta verso il sì, Cingolani resta

Si delinea la squadra del prossimo esecutivo. Il premier in pectore Giorgia Meloni avrebbe incassato il sì di Fabio Panetta per la guida del ministero dell'Economia. Il pressing della triade Meloni-Mattarella-Draghi avrebbe avuto esito positivo. Sfuma così l'ipotesi di riportare al Mef l'ex ministro Domenico Siniscalco.

Al vertice del dicastero approderebbe, dunque, un delfino di Mario Draghi: Panetta è membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea. E' stata fin dall'inizio la prima opzione di Meloni. Un'altra casella uscirebbe dalle trattative: il ministero per la Transizione ecologica dove sarebbe stata decisa la riconferma di Roberto Cingolani (che ieri ha incontrato Giorgia Meloni). Economia e Transizione ecologica: due ministeri chiave che portano un'impronta draghiana. Anche se il ministro Cingolani non si sbottona: «Io mi sto impegnando fortemente per passare tutto quello che noi stiamo facendo anche al futuro governo, perché su questa cosa ci deve essere una continuità dell'Italia a livello internazionale, nella speranza di non perdere nemmeno un giorno nel passaggio. E devo dire che ho trovato molta ricettività dall'altra parte».

Nella stessa giornata la Lega riunisce il Consiglio federale e ipoteca quattro caselle: Interno, Agricoltura, Riforme e Infrastrutture. E quattro dovrebbero essere anche le poltrone da assegnare a Forza Italia. L'organo di vertice del Carroccio dice no a tecnici e consegna un mandato pieno al leader Matteo Salvini per trattare con Meloni. Il leader Fdi annota e continua le sue consultazioni. Ieri giro di colloqui tra cui con Maurizio Lupi. Oggi Meloni riunisce l'esecutivo nazionale del partito per indicare i nomi dei ministri in quota Fdi.

Il capo del Carroccio punta dritto al Viminale. E incassa l'appoggio del numero due della Lega Giancarlo Giorgetti: «È il candidato naturale per il Viminale». La mossa nasconde una strategia chiara. Salvini alza la posta per poi firmare una tregua, portando a casa più poltrone e ministeri. Le probabilità di rivedere il «Capitano» al vertice del Viminale non sono alte. Possibile che venga spostato in una delle caselle ipotecate dalla Lega. Il ministero dell'Agricoltura, con un ampliamento delle competenze al commercio estero e all'internazionalizzazione delle imprese, sarebbe la destinazione. Per il Viminale si ragiona su tre profili: Adolfo Urso (Fratelli d'Italia), Matteo Piantedosi e Giuseppe Pecoraro. E non è escluso che possa spuntarla Elisabetta Belloni, oggi a capo dell'Intelligence. Il Partito polare europeo ha chiesto il ministero degli Esteri per Antonio Tajani che però potrebbe finire al Viminale, liberando la Farnesina per Elisabetta Belloni. Altra casella chiave è il ministero della Salute. Meloni vuole una svolta. La prima scelta è Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina e chirurgia della Cattolica. Più defilati i nomi di Francesco Rocca e Giorgio Palù. Il ministero della Difesa andrebbe a un politico. In lizza ci sarebbero due meloniani: Edmondo Cirielli e Ignazio La Russa, quest'ultimo sembra tagliato fuori dalla partita per la presidenza del Senato.

In Forza Italia oltre ad Antonio Tajani, i papabili sono Annamaria Bernini, Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo. Un nuovo incontro a breve tra Meloni e Berlusconi dovrebbe sbloccare la trattativa. Bernini potrebbe andare all'Istruzione mentre Cattaneo punta agli Affari regionali. Dove gioca le sue carte anche l'ex governatore della Campania Stefano Caldoro. Cattaneo sarebbe anche nella rosa proposta da Fi per la presidenza della Camera.

Commenti