Il Papa blindato in Irak tra martiri e silenzi "Le armi devono tacere"

Dice: "Basta odio e violenze". E visita la cattedrale dove l'Isis fece strage di cristiani

Il Papa blindato in Irak tra martiri e silenzi "Le armi devono tacere"

Un «viaggio doveroso» in una «terra martoriata da tanti anni»: Francesco è il primo Papa della storia a visitare l'Iraq. E dalla terra di Abramo arriva un messaggio di pace, una mano tesa all'Islam e una condanna al fondamentalismo. La mascherina bianca durante il volo, la borsa nera portata personalmente: il Pontefice riprende i viaggi internazionali dopo un'interruzione a causa del Covid di 15 mesi. E proprio il boeing A330 Alitalia è il primo volo con tutti i passeggeri vaccinati: il Papa, 74 giornalisti, oltre ai fotografi e allo staff vaticano hanno infatti ricevuto la doppia dose del vaccino Pfizer.

«Tacciano le armi, basta violenze»: è il primo messaggio che Papa Francesco lancia appena arrivato a Baghdad. «Basta violenze, estremismi, fazioni, intolleranze! Si dia spazio a tutti i cittadini che vogliono costruire insieme questo Paese, nel dialogo, nel confronto franco e sincero, costruttivo dice rivolgendosi alle autorità civili e diplomatiche - a chi si impegna per la riconciliazione e, per il bene comune, è disposto a mettere da parte i propri interessi». Ed ancora: «Tacciano le armi! Se ne limiti la diffusione, qui e ovunque! Cessino gli interessi di parte, quegli interessi esterni che si disinteressano della popolazione locale. Si dia voce ai costruttori, agli artigiani della pace!» è il grido di Bergoglio.

Il Papa confessa di arriva in Iraq come «pellegrino di pace». «Quanto abbiamo pregato, in questi anni, per la pace in Iraq» dice. «Negli scorsi decenni, l'Iraq ha patito i disastri delle guerre, il flagello del terrorismo e conflitti settari spesso basati su un fondamentalismo che non può accettare la pacifica coesistenza di vari gruppi etnici e religiosi, di idee e culture diverse. Tutto ciò ha portato morte, distruzione, macerie tuttora visibili, e non solo a livello materiale: i danni sono ancora più profondi se si pensa alle ferite dei cuori di tante persone e comunità, che avranno bisogno di anni e anni per guarire».

Poi una condanna al fondamentalismo religioso e la richiesta a tutelare i diritti e la libertà dei cristiani perseguitati. «La diversità religiosa, culturale ed etnica, che ha caratterizzato la società irachena per millenni, è una preziosa risorsa a cui attingere, non un ostacolo da eliminare. La coesistenza fraterna ha bisogno del dialogo paziente e sincero, tutelato dalla giustizia e dal rispetto del diritto».

Il Papa ha concluso la prima giornata in terra irachena visitando la cattedrale di Sayidat al-Nejat (Nostra Signora della Salvezza), a Baghdad, dove il 31 ottobre del 2010 un attentato terroristico dell'Isis, nel pieno di una messa, provocò 48 vittime per le quali è in corso il processo di canonizzazione. «La loro morte ha sottolineato il Papa - ci ricorda con forza che l'incitamento alla guerra, gli atteggiamenti di odio, la violenza e lo spargimento di sangue sono incompatibili con gli insegnamenti religiosi. E voglio ricordare tutte le vittime di violenze e persecuzioni, appartenenti a qualsiasi comunità religiosa».

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