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Da Papa Roncalli a Ratzinger: è sempre politica

L'idea che la Chiesa debba restare confinata nella sacrestia è smentita da ogni pagina del Novecento

Da Papa Roncalli a Ratzinger: è sempre politica
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Il potere temporale della Chiesa cattolica finisce, per convenzione, il 20 settembre 1870. Le truppe del Regno d'Italia aprono una breccia nelle mura a Porta Pia, entrano a Roma, e Pio IX si ritira "prigioniero" in Vaticano. Da quel momento, alla Chiesa restano solo le "armi" dello spirito. Oltre un secolo e mezzo dopo, quelle "armi" si sono rivelate potenti. Lo dimostrano le parole con cui il vicepresidente americano J.D. Vance ha liquidato le critiche di papa Leone XIV alla politica estera di Trump: la Chiesa, ha detto, dovrebbe occuparsi di problemi spirituali e lasciare la politica ai politici. Il motivo del contendere è il rifiuto di una logica puramente militare nella gestione dei conflitti internazionali, che si scontra con la linea di Trump. Ma l'idea che la Chiesa debba restare confinata nella sacrestia è smentita da ogni pagina del Novecento. Qualche esempio. Giovanni XXIII, nell'ottobre del 1962, trasmise un appello a Kennedy e Krusciov nei giorni della crisi di Cuba, quando tutti i canali diplomatici erano interrotti. Krusciov inviò i ringraziamenti. Giovanni Paolo II non tenne mai un discorso politico sulla Polonia. Parlò di dignità umana e rese possibile Solidarnosc. Benedetto XVI sostenne che l'Europa era il cuore dell'evangelizzazione: un continente che aveva costruito la propria identità sul cristianesimo e che, abbandonandolo, si condannava a dissolversi. Era una tesi spirituale. Le sue ricadute erano però anche politiche: implicava che le radici cristiane andassero riconosciute nei trattati. La distinzione tra "spirituale" e "politico" che Vance invoca non è mai esistita nella storia della Chiesa. La pace è una categoria della dottrina prima che diplomatica. La guerra giusta o ingiusta è materia di magistero almeno da Agostino in poi. Benedetto XV disse che la Grande guerra era "un'inutile strage".

In realtà, Washington non sa come gestire una situazione inedita: un papa americano che si rivolge ai cattolici americani (milioni di elettori) ha un peso politico che nessun comunicato della Santa Sede ha mai avuto. Trump e Vance lo sanno. Per questo la risposta non è stata il silenzio, ma l'intimazione a tacere.

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