Dalla contestazione al parlamentare europeo del Pd Giorgio Gori ai bollettini quotidiani che Carc e (nuovo) Partito comunista italiano emettono sui loro siti: l'universo antagonista sta alzando il tiro. Una visione violenta della rivoluzione che sta, passo dopo passo, entrando nel linguaggio della politica. L'agenzia "Staffetta rossa", autrice dei comunicati dei Carc, batte espressioni come "blocco politico e sociale" per negare "ogni legittimità" al governo Meloni. A prendere le redini, aggiunge, devono essere chiamate le "masse popolari". Le stesse che devono "cacciare" l'esecutivo. Sul portale del partito clandestino Nuovo Pci viene citato un "progetto politico" specifico: "Cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo di emergenza delle masse popolari organizzate, composto da persone che godono della loro fiducia e imposto rendendo il paese ingovernabile alle autorità della classe dominante". La strategia, per ora, è quella di "bloccare tutto". Come accaduto con le mobilitazioni per la Flotilla. L'allarme delle istituzioni è alto e giustificato. Sono solo parole, si dirà. Negli anni di piombo, però, alle parole sono seguite le pallottole. E poi c'è un paradosso. I Carc, che si pongono al di fuori del sistema istituzionale, scelgono di querelare due parlamentari, Sara Kelany (foto) e Francesco Filini (Fdi), perché hanno sottolineato la natura "sovversiva" dei volantini dell'organizzazione neocomunista. Insomma, la sinistra antisistema, che vuole rovesciare le istituzioni, usa lo strumento della querela per replicare a due deputati.
Peccato che, tra le poche prerogative rimaste agli eletti di Camera e a Senato, ci sia l'insindacabilità delle opinioni espresse in aula. "Ridicoli e patetici i Carc - afferma l'onorevole Kelany al Giornale - : da un lato ci querelano, mentre, dall'altro, chiamano alla rivolta di piazza, generando disordini e devastazioni. Noi sappiamo bene quali sono i canoni dello Stato di diritto: la libertà di chiunque è legittima se non mette a rischio la libertà e la sicurezza altrui.
È ora che la violenza di piazza sia seriamente sanzionata, chi rimesta nel torbido, stimolando con una mano la violenza e con l'altra cercando di mettere il bavaglio a chi denuncia non è più tollerabile". Il prossimo appuntamento di piazza segnato sul calendario dalla sinistra antagonista è la manifestazione pro Askatasuna del 31 gennaio. Sui social è già emerso un tutorial per eventuali scontri.FraBo