"Partiti e alleanze troppo fragili. Così oggi non c'è governabilità"

Il costituzionalista promuove l'ipotesi presidenzialista: "Ma senza tralasciare l'autonomia e il bicameralismo"

"Partiti e alleanze troppo fragili. Così oggi non c'è governabilità"

«Per garantire la governabilità e la stabilità, che l'Italia insegue da decenni, il presidenzialismo è il sistema ideale ma va bilanciato con una serie di garanzie su altri organi costituzionali. Serve una legislatura costituente e alla fine di quella in corso mancano pochi mesi». Il costituzionalista Alfonso Celotto, professore di Diritto costituzionale all'Università Roma 3, spiega che la riforma della Carta è complessa.

Arriva in aula alla Camera e viene bocciata la pdl di Fratelli d'Italia sul presidenzialismo. Per lei è positivo riaprire il dibattito su questo tema?

«Credo di sì. Abbiamo già visto in Regioni e comuni il passaggio dal sistema parlamentare al presidenziale, per garantire la governabilità. Che a livello nazionale abbiamo molte difficoltà a difendere, come si è visto in questa legislatura con i due governi Conte e ben prima con Berlusconi e Prodi. Senza dimenticare le difficoltà della larga maggioranza a sostegno di Draghi. La proposta è di Fdi ma il presidenzialismo lo vuole anche Italia viva, però eventualmente sarà la prossima a dover essere una legislatura costituente».

Il presidenzialismo è una storica battaglia di Berlusconi dal 1995 e anche la Lega sarebbe favorevole. Secondo lei le resistenze nascono dalla nostra storia del 900?

«Presidenzialismo vuol dire potere concentrato in una persona, mentre la Repubblica parlamentare lo bilancia tra diverse istituzioni. Non c'è dubbio che le resistenze siano nate dalla nostra storia, perché l'Italia che nasce dopo una dittatura ha studiato un sistema di pesi e contrappesi nella Costituzione proprio per evitare di concentrate il potere su uno solo».

Il problema della governabilità si è cercato di risolvere più volte passando da una legge elettorale all'altra, ma inutilmente.

«Tutte le leggi elettorali non hanno garantito governabilità. Abbiamo cercato con soglie, sbarramenti e premi di maggioranza, ma non siamo riusciti. E in questa legislatura abbiamo avuto governi diversissimi con tre presidenti del Consiglio non parlamentari».

Eppure, ci sono Paesi come la Germania che hanno stabilità senza presidenzialismo.

«Ma lì hanno partiti più forti e consolidati, i nostri sono fragili, come le alleanze che si creano prima e dopo il voto. Abbiamo un doppio problema, perché il sistema bipolare che altrove funziona da noi non è mai riuscito. Con il maggioritario abbiamo cercato di imporre un bipolarismo di partenza, con alleanze prima delle elezioni, ma abbiamo visto che i patti elettorali si sfasciano dopo. L'Italia non è per natura bipolare, ma proporzionale».

A quale modello dovremmo ispirarci, Francia, Usa?

«Possiamo provare un sistema all'inglese o all'americana, ma ogni Paese ha la sua storia e non si possono esportare istituzioni straniere così come sono.

In Italia ci sarebbe bisogno di bilanciamenti in Costituzione e una riforma così importante dev'essere condivisa da tutti, studiata in modo bipartisan. Anche perché insieme al presidenzialismo servirebbe una parola chiara su autonomie e bicameralismo: 3 grandi temi connessi».

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