Il partito dei cattolici rischia di essere la succursale del Pd

Il nuovo partito dei cattolici sta per fare la sua comparsa. La prima iniziativa, che si terrà in Calabria, prevede il coinvolgimento di un parlamentare del Pd

Il partito dei cattolici rischia di essere la succursale del Pd

Il nuovo partito dei cattolici è ormai sulla bocca di tutti gli analisti.

La nascita di questa formazione politica non è ancora stata confermata, ma il retroscena sul discorso che il cardinal Bassetti dovrebbe tenere a gennaio, durante un'assemblea della Conferenza episcopale, lascia supporre che sul tavolo ci sia qualcosa di più di un semplice progetto.

"Il partito di Mattarella", il "partito antiSalvini", la "nuova Democrazia Cristiana" e il "ritorno del Parito Popolare": mentre le definizioni si sprecano, appare difficile identificare gli esponenti che potrebbero prendere parte al processo fondativo. Sappiamo, per esempio, che il battesimo calabrese sarà officiato da Antonio Viscomi, che è un parlamentare del Partito Democratico. Conosciamo pure qualche nome di vescovo attivo più del consueto: quello emerito di Prato, Gastone Simoni, e quello titolare di Velletri, Vincenzo Apicella.

Qualcuno ha avuto l'ardire di supporre che dietro a tutto questo ci sia la mano della segreteria di Stato del Vaticano, che sarebbe sempre più convinta della necessità di dare vita a un grande partito di centro. Formiche ha citato il giornalista Giancarlo Infante e gli economisti Leonardo Becchetti e Stefano Zamagni. Poi ci sono i cosiddetti "preti di strada", cui dovrebbe spettare il compito di riattivare la rete associativa. Si fa spesso il nome di don Gianni Fusco.

Già, le associazioni, quella che dovrebbe costituire la base del partito si chiama 'Insieme' e pare disposta a cedere volentieri il nome. Qualche altra possibile adesione l'abbiamo individuata quando abbiamo citato Leonardo Becchetti, Alessandro Rosina e Mauro Magatti.

Chi di sicuro non ne farà parte è Massimo Gandolfini, che ha già rifiutato un impegno diretto all'interno della coalizione di centrodestra durante le scorse elezioni politiche. Assieme a lui, rimarrà fuori anche Simone Pillon: l'avvocato bresciano non ha alcuna intenzione di abbandonare la Lega per sposare una causa che potrebbe finire per fare da stampella al Partito Democratico o a un ulteriore rinnovato schieramento, quello che potrebbe nascere attorno a Matteo Renzi. L'universo pro life non è persuaso della bontà di questo disegno. Per accorgersene basta fare un giro sui social network. A non convincere, soprattutto, è la dichiarata opposizione a Matteo Salvini, che avrebbe invece il merito di aver abbracciato la battaglia antigender.

Tutto, in ogni caso, lascia pensare che il "partito dei vescovi" stia per fare la sua comparsa. Forse lo troveremo sulla scheda elettorale già dalle prossime elezioni europee. La contrapposizione tra unioneuropeisti e sovranisti e la polarizzazione del quadro politico suggeriscono come sia molto difficile immaginare un'assoluta indipendenza da qualsivoglia coalizione.

Il fatto che in Calabria la presentazione sia stata affidata a un parlamentare del Pd, infine, costituisce un indizio sufficiente per comprendere la parte politica con cui la società civile dei cattolici vuole dialogare.

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