Un patto da onorare

Ora che il green pass è cresciuto e si è esteso, fino ad assumere le forme di un vero e proprio obbligo vaccinale, è venuto il momento di utilizzarlo per recuperare le nostre libertà

Un patto da onorare

Ora che il green pass è cresciuto e si è esteso, fino ad assumere le forme di un vero e proprio obbligo vaccinale, è venuto il momento di utilizzarlo per recuperare le nostre libertà. E lo Stato deve onorare il patto implicito che ha stretto con i cittadini: voi seguite le nostre indicazioni e noi vi traghettiamo fuori dalla pandemia. Chiudere prima, per evitare il peggio, e ripartire nel più breve tempo possibile. Un concetto semplice ed elementare.

Ecco, ora che la prima parte è stata portata a compimento, bisogna passare alla seconda fase e bisogna farlo sia per il benessere economico, sia per la salute sociale del Paese. I numeri - dopo tanti sacrifici - sono dalla nostra parte: il traguardo del 90 per cento dei cittadini immunizzati non è più un puntino lontano all'orizzonte e il famigerato indice Rt è sceso allo 0,85 per cento, con una incidenza di 54 casi su centomila abitanti. La normalità è a portata di mano e dobbiamo prendercela. Chiariamoci: senza le misure prudenziali ed emergenziali messe in campo dal governo - a partire dal piano vaccinale del generale Figliuolo fino ad arrivare alle prime bozze pasticciate e spesso contraddittorie del green pass - la bestia del Covid non sarebbe stata confinata dov' è oggi. È evidente e solo chi è in malafede può negarlo: l'Italia è stato uno dei Paesi più colpiti al mondo e ora è la nazione nella quale il virus circola meno in Europa.

Ma adesso, scudati (almeno in parte) dai vaccini e dal passaporto verde dobbiamo ripartire e, soprattutto, riaprire. Gli sforzi di questi mesi devono essere ripagati. Non stiamo parlando di sofismi o di ragionamenti astratti, ma di cose molto pratiche: riportare alla naturale capienza stadi, discoteche, cinema, teatri e musei (il settore dell'arte è probabilmente uno dei più colpiti e sicuramente quello meno ristorato), mandare definitivamente in soffitta la didattica a distanza e iniziare a valutare e programmare l'abolizione dell'uso della mascherina anche nei luoghi chiusi. Cioè tornare - con tutte le cautele del caso e ben sapendo che il rischio zero non esiste - alla quotidianità di sempre. I cittadini hanno dato fiducia allo Stato come mai era accaduto prima e ora lo Stato deve, senza se e senza ma, dare fiducia ai cittadini. E riconsegnare loro una vita normale.

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