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Pedofilia, nei guai il consigliere pro Pal

Indagato Ashkar, eletto a Brescia con la sinistra. Le dimissioni: "Respingo le accuse"

Pedofilia, nei guai il consigliere pro Pal
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Di giorno, in pubblico, consigliere comunale progressista, ristoratore, importatore di prodotti palestinesi, militante dell'associazione Italia-Palestina. Di notte, nel chiuso della sua casa, davanti allo schermo del suo computer, un maniaco del sesso nella sua versione più crudele e perversa: video di bambini di pochi anni, costretti a spogliarsi e a subire trattamenti orrendi, venduti dalle famiglie agli Orchi del web per qualche spicciolo. Iyas Ashkar, 45 anni, palestinese di Baka El Gharbiya (Israele) è indagato dalla Procura di Milano nella operazione condotta - su input del Homeland Security statunitense - contro una rete internazionale di pedofili online. A lui e altri cinque clienti italiani della rete la divisione speciale della Polizia postale diretta da Ivano Gabrielli è arrivata "craccando" con tecnologie inedite le coperture che proteggevano l'identità dei pedopornografi: gente pronta a sborsare soldi per assicurarsi la visione esclusiva, in diretta dal sudest asiatico, delle violenze a danno di piccoli di entrambi i sessi. A Gabrielli ieri, mentre spiega i dettagli dell'operazione, trema quasi la voce nel raccontare che le vittime più piccole avevano appena due anni.

Due dei sei pedofili - uno a Trento, uno a Reggio Calabria - finiscono in carcere, perché quando scattano le perquisizioni vengono trovati ancora in possesso di migliaia di file comprati dai cyber-sfruttatori: arresto in flagranza. Ashkar e gli altri tre vengono indagati a piede libero, ma le prove a loro carico sono inequivocabili, secondo quanto raccontano ieri gli inquirenti. A identificarli la Polizia postale è arrivata infiltrando suoi uomini sotto copertura nella rete informatica, individuando i flussi finanziari che legavano clienti e aguzzini. "Questo mercato - spiega il pm Giovanni Tarzia - fiorisce a margine della grande industria del porno, è un mercato dove si paga il materiale inedito, il materiale che gli altri non hanno perché è nelle mani di chi lo produce. Un catalogo dove la violenza sessuale viene prodotta in diretta e su ordinazione". C'è chi non si accontenta di vedere i bambini stuprati in streaming, e si organizza i viaggi nel sudest asiatico per partecipare dal vivo alle violenze.

Iyas Ashkar è accusato dalla Procura milanese di essere uno degli orchi online. Probabilmente sapeva già di essere indagato, e questo spiegherebbe la sua decisione di qualche giorno fa di presentare le dimissioni dalla carica cui era approdato nel 2023 nella lista di Laura Castelletti, candidato sindaco (vincente) del centrosinistra: una carriera politica, quella di Ashkar, nata sull'onda del programma Radici di Rai3, dove raccontava la sua storia di integrazione tra il lavoro, il calcio, il volontariato.

Ma pochi mesi dopo l'elezione era finito al centro di polemiche furibonde per un post - pubblicato sulla sua pagina social e subito rimosso - in cui affiancava la bandiera di Israele alla svastica del Terzo Reich. "Da senatore eletto a Brescia mi riservo di sottoporre questi contenuti social alla commissione Segre", aveva detto Giulio Terzi di Fdi. Ma la Castelletti lo aveva lasciato al suo posto, alla testa di una commissione, fino alle dimissioni dell'altro giorno.

"Prendo nettamente le distanze dagli addebiti e chiedo di poter rispettare i tempi necessari della giustizia in cui credo fortemente", dice ieri Ashkar. La sindaca fa invece sapere che il coinvolgimento di Ashkar "è sconvolgente e provoca un dolore profondo, umano prima ancora che istituzionale".

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