Pensioni minime più alte e flessibilità in uscita: nuove promesse di Renzi

Il governo incontra i sindacati e (a parole) apre alle novità Scetticismo della Camusso: «Siamo ai titoli, non danno cifre»

Pensioni minime più alte e flessibilità in uscita: nuove promesse di Renzi

Il traguardo elettorale si avvicina e così a meno di due settimane dalle Amministrative il governo incontra i sindacati e apre il cantiere delle pensioni. Il tema caldo è quello della flessibilità in uscita, oltre naturalmente alla consueta tornata di promesse declinate al condizionale.

«Le pensioni minime sono troppo basse, valutiamo interventi» dice Matteo Renzi. «Vanno trovate soluzioni per chi ha fatto lavori usuranti», a patto che si tratti di soluzioni «che salvino i conti pubblici. Nessuno deve temere per la propria pensione, non ci sono ipotesi di lavoro sulla reversibilità. Dobbiamo capire se, nell'ambito delle regole europee e della legge Fornero, a quella categoria di persone rimaste un po' schiacciate tra incudine e martello possiamo dare l'anticipo pensionistico, l'Ape. Ne stiamo discutendo». Chi va in pensione prima, però, «deve rinunciare a qualcosa». I tempi «sono quelli della legge di Stabilità, cioè i prossimi 3-4 mesi». E poi un'altra raffica di suggestioni un po' per tutti i gusti: «Sul tavolo c'è la necessità di intervenire su pensioni minime, autonomi, ceto medio e famiglie che ancora soffrono e poi la riduzione del cuneo contributivo, la rimodulazione degli scaloni Irpef». Un ricco menu di promesse che fa dire all'azzurro Andrea Mandelli che «ormai la campagna elettorale di Renzi è la sagra dello slogan, un delirio di annunci senza un filo logico che fanno leva sulle sensibilità di un'Italia ancora fiaccata dalla crisi».

I veri protagonisti del confronto governo-sindacati sono altri. Per l'esecutivo ci sono il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, affiancato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, per Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Un dialogo che per ora è fermo «ai titoli», spiega Furlan. Poletti, parlando al tavolo, si muove su un terreno meno elettoralistico rispetto al premier. «I vincoli di bilancio restano i nostri paletti, credo che un punto di caduta si troverà nella legge di Stabilità», da presentare entro metà ottobre. I sindacalisti apprezzano la convocazione, ma tengono a precisare che non si è entrati nel merito. Il governo si è impegnato a convocare a breve i sindacati su due distinti tavoli di confronto: uno sui temi più strettamente legati alla previdenza e alla modifica della legge Fornero. Nel secondo si parlerà invece di politiche del lavoro e di contrattazione.

«Siamo ancora ai titoli, non è stata fatta nessuna cifra, l'Ape neppure nominata. Il governo ha ascoltato e ha fatto un'agenda», spiega Susanna Camusso la cui priorità è quella di ottenere un cambiamento della legge Fornero. E sulla flessibilità in uscita arriva subito un segnale dal think tank tedesco Ifo che con il presidente Clemens Fuest fa notare che «deve essere compensata da penalizzazioni sugli assegni sufficientemente ampie da evitare rischi ai conti pubblici italiani». Una delle idee allo studio sulla flessibilità in uscita per le pensioni riguarda il riscatto degli anni della laurea. Rispetto alla normativa attuale l'ipotesi è quella di rendere flessibile anche il riscatto. Il contribuente, se questa ipotesi andrà in porto, potrà decidere non solo quanti anni riscattare, ma anche la somma da versare e quindi anche l'effetto sull'assegno futuro, alla stregua di un versamento volontario di contributi.

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