Pensioni, stop a quota 100. E Conte fa 300mila "vittime"

Pochi eviteranno lo scalone: ai nati nel 1960, 5 anni di lavoro in più dei colleghi del '59. Ecco le alternative

Pensioni, stop a quota 100. E Conte fa 300mila "vittime"

Lo scenario che nessuno evoca ma tutti temono è una tempesta perfetta che potrebbe abbattersi sui nati dopo il 1960: Quota 100 va a scadenze come previsto a fine 2021, il confronto con i sindacati si arena tra richieste troppo onerose e controproposte di esponenti della maggioranza in cerca di visibilità. Infine un netto «no» dell'Unione europea a nuova spesa previdenziale.

Risultato: non viene adottata nessuna misura per mitigare gli effetti della fine di Quota 100 e rendere meno aspro lo scalone. Chi non ha maturato i requisiti previsti dalla riforma cara alla Lega, 38 anni di contributi e 62 di età, dovrà aspettare il 2027. Un nato il primo gennaio del 1960 non potrà che mettere in conto altri cinque anni di fabbrica o di ufficio in più rispetto al vicino di scrivania nato il 31 dicembre del 1959.

Difficile definire quanti rimarranno impigliati nella fine di Quota 100. Tutto dipenderà da quanti lavoratori impegnati in attività usuranti o precoi saranno dispensati. Ma la platea degli eslcusi potrebbe essere molto simile a quella di chi ha avuto in questi tre anni il diritto a Quota 100, intorno ai 300 mila.

Sabato il premier Conte ha detto che Quota 100 andrà a scadenza e saranno appunto salvaguardati solo usuranti e precoci. Ieri il governatore di Bankitalia ha detto che si deve «estendere la vita lavorativa».

Per la Lega Quota 100 «non si tocca», ha ricordato ieri Claudio Durigon, già sottosegretario al Lavoro del precedente governo. L'idea del Carroccio resta quella di arrivare a una riforma che preveda 42 anni di contributi come requisito per tutti.

Sul fronte politico opposto, dal Pd, l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano si augura che si trovino delle alternative allo scalone, ma ricorda anche come Quota 100 presentasse dei problemi: «I 38 anni di contributi previsti da Quota 100 sono troppi: escludono coloro che, soprattutto le donne, non hanno carriere continuative». Meglio quindi favorire chi ha meno anni di contributi.

Al momento il destino delle prossime coorti di pensionandi è in mano al confronto governo sindacati.

Incassate delle misure relative alla prossima legge di Bilancio, cioè la conferma dell'Ape sociale che scadrebbe a fine anno (anticipo pensionistico per alcune categorie a spese della fiscalità generale) e di Opzione donna. Resta da definire la riforma vera e propria. Il confronto è saltato per la quarantena del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo.

Ma è già possibile ipotizzare delle alternative a Quota 100. La più provabile è una misura a risparmio zero, che mantenga la possibilità di pensionamento anticipato ma solo a lavoratori usuranti e precoci.

In calo le quotazioni delle ipotesi di riforma uscite nelle settimane scorse. Quindi opzione 41, nel senso di un requisito solo contributivo. Molto oneroso e molto simile al regime degli anni passati quanto bastavano 40 anni di versamenti. Poi Quota 102, intesa come uscita a 64 anni invece dei 62 di Quota 100.

Tutti alleggerimenti dei requisiti che potrebbero essere riservati a categorie di lavori particolarmente faticosi, tra i quali saranno inclusi sicuramente quelli a stretto contatto con il rischio pandemia, come professioni mediche. Per gli altri possibile un costo, ad esempio un ricalcolo dell'assegno con il metodo contributivo.

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