Perché il Pd non mangerà il panettone

La vera bomba che sta per esplodere sotto la sedia del governo è la legge di stabilità

Perché il Pd non mangerà il panettone

Lo scoppio della bolla cinese irrompe non solo sui mercati ma anche nel già disastrato quadro politico italiano, la cui fragilità è strettamente legata agli sviluppi delle vicende economiche. È vero che settembre sarà il mese in cui verranno al pettine vicende che oggi appaiono centrali, come la riforma del Senato o la normativa sulle coppie di fatto, ma la vera bomba che sta per esplodere sotto la sedia del governo è la legge di stabilità, cioè con quale ricetta fiscale Matteo Renzi intende tenere in piedi i conti dello Stato. E qui la vicenda cinese non aiuta certo all'ottimismo. In questo clima di incertezza e paura sono immaginabili concessioni europee ai vincoli di bilancio? Non penso, credo invece che il premier stia per affrontare un autunno rovente, stretto tra crisi economica, emergenza immigrati e i suoi che lo aspettano al varco col coltello tra i denti con soluzioni opposte alle sue.

Ed ecco il punto centrale di tutta la questione. Il Pd è ancora il partito in grado di sostenere il governo in un momento così complicato? Le avvisaglie agostane dicono che no, Renzi non ha più - ammesso che lo abbia avuto in passato - un partito alle spalle disposto a seguirlo compatto nella sua avventura di governo, soprattutto su temi sensibili come fisco e lavoro. Sapendolo, il premier si è premurato in questi mesi di riempire il bagaglio di ruote di scorta, grillini delusi, forzisti perplessi e cani sciolti più o meno presentabili. Ma proprio nel «cambio gomme» in corsa si annida il pericolo dell'incidente fatale. Non tanto al governo, che potrebbe sfangarla in Aula e ripartire, ma al Pd stesso. Renzi si sta mettendo sulle orme di Fernando Tambroni, il primo ministro Dc che nel 1960 ottenne la fiducia grazie al voto determinante di deputati e senatori missini. Grande scandalo e quello che successe è storia: i dc di sinistra si rivoltarono, i loro ministri si dimisero e Tambroni andò a casa in pochi giorni.

Ecco, io credo che gli elettori e la nomenclatura Pd, come quelli Dc di allora, non potrebbe resistere a un aiuto palese, decisivo e per loro politicamente imbarazzante. Nel '60 saltò il premier, oggi, più probabilmente, salterebbe il partito. E non è detto che a Matteo Renzi la cosa faccia paura. Forse è quello che cerca: liberarsi del Pd e lanciare al più presto il suo Partito della nazione. Prima che il Pd seppellisca lui. Tutto il resto, in confronto, sono bazzecole.

Commenti