Alexandre Devecchio, caporedattore delle pagine Dibattiti del Figaro e del Figaro Magazine ed editorialista su CNews e Europe 1, è convinto che l'islamizzazione della società rischi di diventare un corollario dell'immigrazione di massa, perché "è principalmente attraverso i numeri che l'islamismo intende trionfare". Il 14 gennaio è uscito in Francia il suo nuovo libro, Nous vivions côte à côte. Itinéraire d'un petit blanc de banlieue (Fayard). "Vivevamo fianco a fianco. Viaggio di un ragazzo bianco di periferia". "Mio nonno si chiamava Mario, immigrato da Biella nel 1928 e naturalizzato negli anni '30, ha cresciuto i figli integrandosi, lui come altri immigrati. Modello che gli ha imposto lingua e valori. Oggi non è più così, e la crisi è il risultato dell'inazione delle classi dirigenti che hanno rinunciato a difendere quel modello".
Lei parla del fallimento dell'integrazione da una terra che ha accolto con successo la sua e altre famiglie. A che prezzo?
"All'epoca si chiedeva di rinunciare a una parte della cultura d'origine per diventare francese, c'era tolleranza zero sugli immigrati che si comportavano male, si rimpatriavano. Oggi siamo passati a una logica multiculturalista dov'è la Francia ad adattarsi. Lo si vede in quei quartieri dove vince la forza del numero, in cui è più difficile integrare perché si crea omogeneità culturale, dei ghetti. Non più l'assimilazione del passato. Oggi lo choc culturale è ben più grande. C'è l'equivalente di una città come Bordeaux o Marsiglia che entra ogni anno, a volte illegalmente".
C'è un elemento collegato alla religione che spiega questo cortocircuito?
"Sì, non c'è distinzione tra potere temporale e spirituale nell'islam. Abbraccia tutti i domini della vita. Ed è sempre più permeato da correnti islamiste. In Francia c'è l'islam dei Fratelli Musulmani o dei salafiti che vogliono controllare la società. Oltre alla forza del numero, i musulmani sono influenzati da imam non francesi, c'è un aumento dell'islamismo che nei casi peggiori ha condotto al terrorismo. È l'onda che abbiamo conosciuto nel 2005. La società vede imporre sempre più i codici culturali di un islam radicale, con donne ragazzine o bambine velate, è una morsa potente. Nel rigetto della società francese, c'è anche il sentimento di una forma di contro-colonizzazione".
La definirebbe "invasione" come l'ex premier centrista Bayrou?
"Sommersione migratoria. Parliamo di territori perduti oggi conquistati dagli islamisti nelle città. La demografia si fa sentire. Un'inchiesta statistica mostra pure che i giovani musulmani sono più radicalizzati dei genitori, mettono le leggi della sharia prima di quelle della République".
In Sottomissione di Houellebecq trova elementi di verità o solo fiction?
"Quella è una favola politica, ma ci sono già esempi di assimilazione dei francesi immigrati europei di religione cattolica che si convertono all'islam e che si assimilano ai codici del quartiere per stare in pace".
In Francia come in Italia associazioni semplici gestiscono centri e moschee. Vede la possibilità che entri nella sfera politica l'idea di partiti confessionali?
"Sì, bisogna essere vigili. Gli islamisti hanno sempre potuto utilizzare le libertà individuali delle democrazie liberali per imporre una visione retrograda: il velo alle donne, il burqa e il burkini nelle piscine. Dobbiamo fare i conti con l'ingenuità di certi dirigenti, in particolare a Bruxelles ma anche a Parigi, che finanziano associazioni antirazziste che combattono l'islamofobia ma che in realtà vogliono imporre i codici culturali dell'islam politico".
Non teme di essere considerato islamofobo?
"Agli occhi di una certa estrema sinistra o di correnti islamiste sono islamofobo, ma è un termine che non si sposa con la critica legittima di una religione, che è possibile in Francia, non si può avere paura, si possono detestare certe forme di islam radicale.
Ci sono tanti francesi, una maggioranza credo, che la pensa così. Sono stati attaccati prof, uccisi nella scuole in nome dell'islamismo, e ciò fa sì che il mio discorso non sia censurato, come accadeva invece una decina di anni fa".