Pfizer taglia le forniture: "Seconde dosi a rischio"

Prime consegne a singhiozzo del vaccino Pfizer. L'azienda frena sulle consegne perché vuole ingrandirsi per produrre di più, ma non dice quanto tempo gli serve e manda nel panico l'Europa, Italia compresa.

Prime consegne a singhiozzo del vaccino Pfizer. L'azienda frena sulle consegne perché vuole ingrandirsi per produrre di più, ma non dice quanto tempo gli serve e manda nel panico l'Europa, Italia compresa. Le spedizioni delle fiale, infatti, già da lunedì saranno ridotte del 29% nel nostro paese, circa 140 mila dosi in meno alla settimana. Non solo. L'azienda ha deciso unilateralmente in quali centri di somministrazione ridurrà le fiale inviate e in quale misura. Un'arbitraria valutazione delle consegne che potrebbe mettere a rischio non solo la tempistica del piano vaccinale nazionale ma anche la somministrazione delle seconde dosi.

Non a caso, il commissario Domenico Arcuri, in un durissimo comunicato, ha chiesto formalmente a Pfizer «di rivedere i propri intenti e auspica di non essere costretto a dover tutelare in altro modo il diritto alla salute dei cittadini italiani». Arcuri parla di «gravità della comunicazione e di incredibile tempistica» e chiede «l'immediato ripristino delle quantità da distribuire nel nostro Paese. Riservandosi, in assenza di risposte, ogni eventuale azione conseguente in tutte le sedi». La mancanza della totalità delle dosi previste, avverte Arcuri, potrebbero portare «un grave nocumento al proseguimento della somministrazione della seconda dose per il personale sanitario e nelle Rsa» e bloccherebbe «l'inizio della somministrazione del vaccino agli over 80». Il quadro più pessimistico mette i brividi. Eppure ieri è stata una bella giornata sul fronte vaccini. L'Italia ha superato la soglia del milione di inoculazioni, è prima in Europa, un motivo di orgoglio per il premier Giuseppe Conte che ringrazia cittadini e operatori e parla di «risposta straordinaria». Ma l'euforia si è scontrata con l'annuncio del fermo tecnico.

Ma quanto durerà il rallentamento? E quanto tempo ci vorrà prima che Pfizer torni alla massima capacità di produzione, che sarà aumentata da 1,3 a 2 miliardi di dosi all'anno? Inoltre, non è stata specificata l'entità della riduzione per l'Europa nel suo insieme, ma in serata si è capito che sfiora il 30% la quantità di dosi che non saranno consegnate nel nostro Paese ogni settimana. Una differenza sostanziale rispetto a quanto succede in Norvegia, dove la diminuzione sarà del 17,8%. Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha confermato che in Germania le consegne dei vaccini Pfizer nell'Ue subiranno un rallentamento per 3-4 settimane ma garantisce che «tutte le dosi ordinate per il primo trimestre saranno consegnate nel primo trimestre». Le affermazioni non hanno rassicurato i ministri della Salute di Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania e Svezia, che hanno indirizzato una lettera alla Commissione per esprimere «grave preoccupazione» e in cui definiscono «inaccettabili» i ritardi di Pfizer. Replica del gruppo: «Pfizer sta lavorando duramente per fornire più dosi di quanto inizialmente previsto con un nuovo obiettivo dichiarato di 2 miliardi di dosi nel 2021». Inoltre, le modifiche da apportare alla struttura di produzione «richiedono ulteriori approvazioni normative» e pertanto potrebbero esserci «fluttuazioni nei programmi di ordini e consegne nello stabilimento belga di Puurs».

Anche in Italia dunque la contrazione presenterà il conto. Le 140 mila dosi settimanali in meno potrebbero causare ritardi per il richiami soprattutto nelle regioni, come la Campania, in cui non è stato accantonato il 30% delle dosi. La regione di De Luca, infatti, ha effettuato già 90mila vaccinazioni ma ha iniziato a fare «cassetto» solo due giorni fa. Così, servono assolutamente le 45 mila dosi previste per la settimana prossima, altrimenti i richiami sono a rischio. E in questo clima di incertezza potrebbe essere minata anche la partenza della seconda fase della campagna vaccinale che coinvolge gli ultraottantenni in tutta Italia.

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