"Abbiamo iniziato una grande operazione militare in Iran. Difenderemo gli americani eliminando le imminenti minacce del regime, raderemo al suolo la loro industria missilistica, annienteremo la loro marina e ci assicureremo che Teheran non abbia il nucleare". Donald Trump parla all'America con un video di otto minuti postato su Truth in cui conferma la partecipazione degli Usa all'attacco contro la Repubblica islamica, che il presidente ha seguito dalla sua war room a Mar-a-Lago. Il tycoon chiarisce che l'operazione "Epic Fury" punta a distruggere l'esercito iraniano e rovesciare le autorità al potere dalla rivoluzione del 1979. "Distruggeremo i loro missili e la loro industria missilistica. Sarà completamente, di nuovo, annientata. Annienteremo la loro marina", ripete: le attività minacciose del regime "mettono direttamente in pericolo gli Stati Uniti, le nostre truppe, le nostre basi all'estero e i nostri alleati in tutto il mondo".
Trump si rivolge anche al popolo iraniano, assicurando che "l'ora della libertà è vicina. Quando avremo finito, prendete il controllo del governo. Sarà vostro". E sottolinea che questa "sarà probabilmente la vostra unica possibilità per generazioni". "Il regime imparerà a breve che non bisogna sfidare le forze armate americane", avverte il comandante in capo: "Ai membri delle Guardie Rivoluzionarie, delle forze armate e della polizia dico, deponete le armi e sarete trattati giustamente, o affronterete una morte certa". Quindi assicura di aver preso le misure per minimizzare i rischi per gli eroi americani impegnati nella "nobile missione", ma ammette che "potrebbero esserci vittime".
The Donald spiega che "abbiamo provato a fare un accordo, ma hanno rifiutato ogni occasione di rinunciare alla ambizioni nucleari". A confermarlo è pure il mediatore dell'Oman, reduce dell'ultimo round di colloqui di giovedì a Ginevra: l'Iran ha accettato di non accumulare mai uranio arricchito, dice il ministro degli esteri Badr Al Busaidi, ma si è rifiutato di discutere altre richieste Usa, dalla gittata dei missili balistici al sostegno agli alleati nella regione, tra cui Hamas, Hezbollah e gli Houthi. Venerdì Trump ha spiegato ai giornalisti che non aveva ancora preso una decisione definitiva su come proseguire la sua campagna di pressione contro l'Iran, ma durante la giornata ha visto alla Casa Bianca i due negoziatori, Steve Witkoff e Jared Kushner, i quali gli hanno comunicato che Teheran ha respinto almeno in parte le condizioni di Washington.
Il momento decisivo, pare, sarebbe andato in scena nell'ufficio di JD Vance, che ha visto Al Busaidi, e nonostante quest'ultimo abbia cercato di convincerlo che ci fosse ancora spazio per i negoziati, il vice presidente avrebbe respinto l'ipotesi e contattato il tycoon. Nonostante solo poche ore prima il numero due di Trump avesse detto al Washington Post che rimaneva "scettico sugli interventi militari stranieri" e che "tutti preferiamo l'opzione diplomatica", sarebbe stato proprio lui a dare al presidente la spinta finale.
Tra le motivazioni che hanno portato all'attacco c'è la violenta repressione delle proteste di massa di inizio anno da parte del regime di Teheran e lo stallo dei negoziati, dopo che l'ultimo round si è concluso senza un accordo. I preparativi per l'azione erano in corso da settimane, e in vista dell'operazione, gli Usa hanno organizzato il più grande dispiegamento militare in Medioriente degli ultimi decenni.
Nella serata italiana, prima che venisse confermata da fonti israeliane l'uccisione della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, Trump ha parlato infine ad Axios degli scenari, spiegando di avere diverse "vie di fuga" dall'Operazione Epic Fury: "Posso andare avanti e prendere il controllo dell'intera operazione oppure concluderla in due-tre giorni e dire agli iraniani ci rivediamo tra qualche anno se iniziate a ricostruire i programmi nucleari e missilistici. "In ogni caso, ci vorranno diversi anni per riprendersi da questo attacco".
Sempre in serata ha poi ha confermato la notizia della morte di Ali Khamenei:"Il più malvagio è morto. Ora libertà per gli iraniani". E ancora, ribadendo il concetto che mai consentirà il nucleare all'Iran: "Il popolo mi dirà chi vuole come successore".