Più poltrone che acqua: così 1 miliardo "evapora" per gestire i servizi idrici (e 100 dighe sono chiuse)

Oltre 2.500 operatori del settore e 12 commissari. Un eccesso di competenze. Che paralizza il Paese

Più poltrone che acqua: così 1 miliardo "evapora" per gestire i servizi idrici (e 100 dighe sono chiuse)

Siamo vicini alla svolta per la gestione delle acque italiane. Potrebbero finalmente sbloccarsi situazioni che ristagnano da 30 anni, impaludate in una burocrazia talmente fitta che ha generato sprechi ma non risolto problemi. E ora, che siamo a un passo dall'emergenza siccità, arriva il momento di snellire, per altro con una certa urgenza.

Il Consiglio dei ministri a breve discuterà del decreto legge sull'acqua, che potrebbe essere operativo già dalla prossima settimana. In ballo ci sono il piano idrico straordinario, la nomina di un commissario ad hoc con poteri esecutivi straordinari (un po' come accaduto per l'emergenza Covid), e un meccanismo di semplificazioni e deroghe per sbloccare 7,8 miliardi di euro intrappolati dalle pastoie burocratiche.

Parecchi i nodi da sbrogliare per non farci cogliere con le riserve d'acqua a secco durante quella che si preannuncia come un'estate ancora più calda di quella passata.

LE RISORSE

Il paradosso più paradosso che ci sia è che le risorse ci sono ma non vengono usate come potrebbero. Saranno attinte dal Pnrr (dei 4 miliardi destinati è stato impegnato meno del 10%, pari a 300 milioni), dai fondi europei del periodo 2014-2020 (1,2 miliardi di cui sono stati usati soltanto 200 milioni) e da fondi nazionali. Secondo Utilitalia, la federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, per mettere in sicurezza il sistema occorrerebbero 1,3 miliardi aggiuntivi fino al 2026. In ogni caso, con le risorse previste, il governo conta di avviare le opere principali in tempi molto contenuti.

PIÙ POLTRONE CHE ACQUA

Non siamo alla vigilia di un'emergenza idrica solo perchè non piove. Ma anche per una malagestione consolidata nel tempo. E dove lo volevi mettere il consigliere non eletto ma intrallazzato, il tutto-fare porta voti e l'amico dell'amico? Nella società locale di gestione acque: poltrona sicura, non tanto visibile, stipendio garantito. Peccato che negli anni si sia creato un sovraffollamento di ruoli che ha portato alla paralisi del settore. L'Istat denuncia la «spiccata parcellizzazione gestionale»: 2.552 operatori attivi nei servizi idrici per uso civile nel 2018, nell'83% dei casi gli enti locali che forniscono il servizio. Benché si tratti di numeri in deciso calo - nel 1999 erano 7.826 - secondo gli esperti sono ancora troppi per fornire un servizio efficiente. In base al dossier sui conti pubblici territoriali, nel 2019 la spesa per i servizi idrici è arrivata a 10 miliardi di euro di cui l'11,4% (quindi circa un miliardo) per il personale. Troppi enti chiamati a concorrere, spesso senza dialogare tra loro, con il risultato di una gran confusione finale. E operatori troppo piccoli, dunque non abbastanza efficienti per permettersi gli investimenti necessari.

L'obiettivo è eliminare anche le figure di commissari nominati negli anni a livello locale per far fronte alla gestione delle dighe e delle risorse idriche: ce ne sono almeno una dozzina, nelle Regioni, che saranno esautorati. Da oggi verranno ascoltati tutti i delegati territoriali per ascoltare quelle che, secondo loro, sono le criticità dell'organizzazione.

LE DIGHE FANTASMA

Altro intoppo nella gestione acque: le dighe. In Italia ce ne sono 532 di grandi dimensioni ma almeno 100 non funzionano: o manca il collaudo o non sono pienamente operative. O ancora risalgono a cento anni fa. In base alla fotografia dell'istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale, il 90% è stato costruito prima delle attuali normative, il 70% è stato costruito senza prendere in considerazione l'attività sismica del territorio. Nelle prossime settimane comincerà l'operazione di pulizia (da fanghi, detriti e sabbia) delle dighe funzionanti.

SCORTE E SPRECHI

Uno degli interventi più urgenti riguarda gli invasi, cioè le vasche per raccogliere l'acqua piovana.

Attualmente solo l'11% dell'acqua finisce nei canali irrigui, il resto viene perso. Ne verranno costruiti di nuovi per evitare che i campi non vengano irrigati. A breve la cabina di regia interministeriale provvederà ad articolare il piano.

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