Il più potente calcolatore industriale è italiano e sfrutterà le onde del mare

Presentato al Green Data Center del gruppo Eni nel Pavese, lo strumento servirà per progetti di studio applicati al clima

Ferrera Erbognone (Pv) C'è un supercalcolatore dalle caratteristiche uniche, capace di svolgere 70 milioni di miliardi di operazioni al secondo, un catalizzatore che «trasforma l'energia di oggi in quella di domani», come recita il claim che presenta il supercomputer HPC5 di Eni al mondo scientifico. A battezzarlo, nel Green Data Center di Ferrera Erbognone, nel Pavese, l'ad di Eni, Claudio De Scalzi, con la presidente Emma Marcegaglia, presenti alcuni dei partner del gruppo nei campi della ricerca e dell'innovazione: Consiglio nazionale delle ricerche, Politecnico di Torino, Massachussets institute of technology, Stanford University, Dell Technologies, Intel e Nvidia. HPC5 è lo strumento fondamentale per dare un forte impulso alla transizione di Eni verso le energie del futuro, l'infrastruttura numero uno a livello mondiale creata per imprimere ancora più potenza e perfezionamento ai processi aziendali a sostegno delle persone. E così la strategia di Eni su digitalizzazione e trasformazione va incontro a un'accelerazione rilevante.

Nella pratica, il boost a tutti questi processi (HPC5 è un insieme di 1.800 calcolatori che collaborano tra loro per moltiplicare le prestazioni complessive) servirà anche per lo sviluppo delle tecnologie allo scopo di generare energia elettrica dal moto ondoso del mare. Procedura importante a beneficio, per esempio, delle isole minori, artificiali e le aree costiere. La potenza di calcolo disponibile grazie a HPC5 sarà utilizzata, inoltre, per i progetti di studio del clima, oltre a sostenere ulteriormente la ricerca e lo sviluppo di tecnologie per lo sfruttamento dell'energia solare. Ecco allora i pannelli solari che utilizzano polimeri al posto del silicio, diventando più robusti, leggeri e versatili. Interessante l'utilizzo di questi innovativi pannelli fotovoltaici nell'edilizia come nell'elettrificazione di areee remote. Un'altra applicazione riguarda i concentratori solari luminecenti: lastre trasparenti e colorate che assorbono parte della luce del sole, riemettendola a lunghezza d'onda maggiore. Questa innovazione potrà essere impiegata in agricoltura, architettura e per le infrastrutture.

L'impiego di questi supercomputer riguarda anche la scoperta, a colpo sicuro, di nuovi giacimenti, rilevabili grazie alle elaborazioni grafiche del sottosuolo o per modellare quelli già trovati. L'avanzamento tecnologico dell'energia da fusione a confinamento magnetico va invece in direzione della decarbonizzazione dei sistemi energetici globali.

De Scalzi ha sottilineato come «la visione di Eni sia già proiettata al 2050 e il lavoro svolto ha come obiettivo l'umanità: vogliamo rendere l'energia di domani una realtà sempre più vicina». «Ma anche dare accesso all'energia - ha spiegato la presidente Marcegaglia - a quel miliardo di persone che non può disporne e ad altri 2,7 miliardi che possono utilizzarla al minimo». Gli investimenti fatti da Eni: 1 miliardo nella ricerca e 3 miliardi nelle tecnologie.

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