addio alla Regina

Il pianto di Carlo e 96 rintocchi. Così finisce un'intera epoca

Silenzio e rispetto per un evento da oltre 4 miliardi di spettatori. La stessa corona di fiori delle nozze e il biglietto del figlio

Il pianto di Carlo e 96 rintocchi. Così finisce un'intera epoca

I fiori lanciati dal popolo, le fiande lasciate dai cavalli, le strade di Londra portano i segni di un giorno lungo come la storia di Elisabetta II, regina di un regno che l'ha ricordata con maestoso rispetto, non soltanto a corte ma nella partecipazione silenziosa di sudditi e turisti di ogni razza e Paese, dinanzi all'evento che, pare, abbia tenuto oltre quattro miliardi e mezzo di persone davanti ai televisori. Il suono delle cornamuse riportano a tempi antichi, eco di guerre e di cuori coraggiosi, le guardie a cavallo, nessuna carrozza barocca e scomoda ma un carro trainato da 98 marinai della Royal Navy secondo una tradizione che risale al funerale della regina Vittoria. Il giorno del funerale della sovrana, nel 1901, la sua bara doveva essere trasportata sul carro delle armi per le strade di Windsor. Nel gelo di febbraio i cavalli che la trainavano furono presi dal panico, si impennarono, si rischiò di far cadere la bara dalla carrozza. E, su suggerimento del capitano Prince Louis di Battenberg, il re Edoardo VII, affidò il servizio ai marinai.

Il tamburo ha segnato la cadenza dei passi del corteo, regnanti e sudditi uguali dinanzi al feretro sul quale stanno scettro e corona e fiori di color diversi, rosa, viola, bianco, colti nei giardini di Buckingham e Clarence House e Highgrove House e rami di rosmarino e di mirto, gli stessi della ghirlanda del giorno della festa di matrimonio, era il 20 novembre '47, un biglietto firmato Charles R, Carlo Rex, il figlio che così saluta la madre, In loving and devoted memory, in memoria amorevole e devota, ma poi, ecco, su quel cartoncino bianco the spider king, il ragnetto che corre e scompare tra le foglie della corona floreale, diventando l'ospite a sorpresa, non previsto dal protocollo, distante da nobiltà e capi di governo e di Stato, lontano da Joe Biden, sceso, unico tra tutti, dalla sua orribile supercar blindata epperò costretto a sedersi nella quattordicesima fila, alle spalle del leader polacco Duda, seguendo per due ore qualcosa che probabilmente non ha compreso interamente come invece hanno capito i soldati britannici in pensione, sull'attenti dinanzi alla salma della loro comandante, un saluto militare di antica memoria, la mano tesa portata alla fronte come usavano i cavalieri medioevali alzando la visiera dell'elmo per farsi riconoscere.

La Gran Bretagna ha mostrato tutte le sue insegne in un lunedì senza pioggia, quasi un omaggio alla regina, nessun rombo di aeroplani, scalpito di zoccoli, pipes and drums, trentasei chilometri, dal palazzo di Buckingham al castello di Windsor, un solo popolo a fare da cornice, uno, due, tre milioni non si sa quanti esattamente ma si sono visti chiari, aggregati a filmare l'evento, il passaggio del corteo, le labbra singhiozzanti di Andrew, il volto malinconico di Harry, figlio e nipote messi in castigo, senza le uniformi riservate agli altri famigliari dunque negato loro il saluto militare, gli orecchini di diamanti e perle di Meghan dono di Elisabetta, come gli orecchini che furono di Diana e ieri della nuova principessa del Galles, Kate, gli altri dunque consapevoli come sia finita una storia, si sia conclusa un'epoca, non sia morta soltanto una regina, si è spenta una parte della narrazione inglese, questo ha rappresentato Lilibet e sta racchiuso nei fiori lanciati dalla folla e che hanno ricoperto la Binz H4 funebre, illuminata sulla bandiera gialla rossa e blu, settant'anni di regno appartengono anche a chi non li ha amati, non li ha rispettati, li ha anche disprezzati ma a chi ha infine dovuto ammettere l'epilogo di una persona e di una personalità uniche, non soltanto per la monarchia britannica ma per le istituzioni repubblicane.

La campana ha suonato ogni minuto, per 96 volte, gli anni della sovrana scanditi come memoria eterna. Immagini fuori dal tempo nostro che è veloce, frenetico, intossicato nei ritmi e nei pensieri, la salita sulla scalinata dinanzi a St George è stata faticosa per gli otto giovani granatieri che hanno sorretto la salma imbandierata.

L'ultima funzione religiosa, per ottocento ospiti, altri fiori bellissimi e bianchi, altre preghiere cristiane, profonde, il suono lamentoso della cornamusa solitaria suonata dal maggiore Paul Burns, il feretro è sceso lentamente, scomparendo come in un film di 007 e il definitivo addio, la sepoltura. La regina è morta, viva il re. Per i Windsor incomincia un'altra storia. Non potrà più essere la stessa.

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