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La piazza cambia cartello: da pro Pal a pro Mad

Nei cortei spuntano subito le bandiere del Venezuela. "Contro il colonialismo Usa". Domani manifestazione

La piazza cambia cartello: da pro Pal a pro Mad
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Come si cambia per non morire. I movimenti sociali per la Palestina in mezza giornata hanno riposto le bandiere che per due anni hanno sventolato nelle piazze a sostegno della Striscia di Gaza per esporre quelle a sostegno di Nicolás Maduro. È vero che nelle piazze se ne sono viste ancora poche, ma le manifestazioni di ieri sono state chiamate in pochissime ore e il tempo per organizzarsi non c'è stato, ma sui social sono state già sostituite quasi del tutto. Qualcuno è comunque riuscito a recuperare la bandiera del Venezuela da qualche cassetto facendola sventolare tra bandiere palestinesi e quelle dei comunisti e dei sindacati radicali.

Il Venezuela è la nuova Palestina? I pro Pal sono pronti a cambiare casacca per diventare pro Mad, da Torino a Napoli, le piazze hanno quasi messo in secondo piano Mohammad Hannoun e tutti gli arrestati, tanto che, dopo i brevi presidi per chiederne la liberazione, gli stessi partecipanti si sono spostati in corteo sotto i vari consolati americani per manifestare per il Venezuela: "Dalla Palestina al Venezuela, fermare il colonialismo Usa". È quel che è successo nel 2023, quando d'improvviso le piazze sono passate dall'essere pro Cospito all'essere pro Pal. È la fluidità dell'attivismo al tempo dei social, che deve rincorrere il tema di maggiore clamore del momento.

Qualcosa si muoveva da tempo in Italia, dove La Rete dei Comunisti non ha mai nascosto le simpatie, e non solo quelle, con il governo bolivariano di Maduro. A ruota de "La Rete dei Comunisti" vanno da sempre "Osa" e "Cambiare Rotta", i movimenti giovanili dell'organizzazione radicale, che hanno ampia capillarità nelle scuole e, di conseguenza, al traino sono arrivati anche i collettivi studenteschi e i centri sociali. Un effetto domino che nelle prossime settimane potrebbe portare alle prime occupazioni liceali e universitarie per il Venezuela di Maduro: diverse organizzazioni studentesche stanno iniziando a ragionare in tal senso in vista della riapertura dopo la pausa natalizia.

Ma le associazioni palestinesi non vogliono essere messe in secondo piano, non ci stanno a essere accantonate, perché a differenza degli altri movimenti hanno un interesse diretto e non rimpiazzabile. Dopo essere state "usate" per oltre due anni dalla sinistra radicale di piazza, ora cercano di fare lo stesso con la causa venezuelana: l'"Unione Democratica Arabo Palestinese" e i "Giovani Palestinesi d'Italia", oltre ad altre realtà come alcuni centri culturali islamici, hanno rilanciato gli appelli per sostenere le piazze di Maduro. "Giù le mani dal Venezuela! Scendiamo tutti in piazza in solidarietà con il Venezuela e contro l'aggressione imperialista Usa", si legge nei loro comunicati. Cercano una saldatura per continuare a esistere nel cuore delle manifestazioni, per associare la causa palestinese a quella venezuelana, che però esiste solo nei movimenti radicali della sinistra. Stride vedere le piazze italiane manifestare contro l'intervento Usa e quelle venezuelane che esultano per essere state liberate dall'intervento di Trump: è un controsenso che spiega plasticamente la logica dei movimenti di piazza, i quali arrivano sempre e solo a un'unica conclusione, scandita anche nei cortei di ieri: "Meloni dimettiti".

Dopo le manifestazioni lampo di ieri,

organizzate in mezza giornata solo per dimostrare di "esserci", per domani, è stata chiamata la mobilitazione nazionale contro "l'aggressione militare Usa al Venezuela e a favore dei popoli della Repubblica Bolivariana".

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