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Le piazze dei pro Pal: cacciati i filo Kiev e ministri impiccati

Aggredito un radicale, sindaci contestati. Oltraggio alla Cossetto

Le piazze dei pro Pal: cacciati i filo Kiev e ministri impiccati
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Collettivi, pro Pal, centri sociali ed antagonisti hanno trasformato il 25 aprile da Festa della Liberazione a giornata dell'odio. Tra aggressioni, contestazioni ai rappresentanti delle istituzioni, slogan violenti, ieri è andato in scena il peggio del repertorio della sinistra radicale. Così, da Roma a Firenze, da Bologna a Palermo, la cronaca del 25 aprile è costellata da episodi di intolleranza e squadrismo rosso. Nella capitale già a inizio mattinata sono comparsi a Piramide due striscioni con scritto "Palestina libera dal fiume fino al mare" e un altro in cui si chiede la liberazione di Mohammad Hannoun e la piazza si è riempita con una consistente presenza di esponenti del collettivo Cambiare Rotta insieme a militanti dei Carc e anarchici che hanno ricordato Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due anarchici morti a fine marzo mentre costruivano una bomba a Roma.

Così, se le bandiere con la falce e martello, della Repubblica islamica dell'Iran, della Palestina e addirittura di Hezbollah sono le benvenute, è vietato portare in piazza la bandiera dell'Ucraina al punto che una delegazione dei Radicali capeggiata dal presidente Matteo Hallissey è stata aggredita al grido di "Fuori i fascisti dal corteo" con lo spray urticante spruzzato anche contro le forze dell'ordine. Sull'episodio si è espresso anche il leader di Azione Carlo Calenda: "Fascisti rossi a Roma cacciano dal corteo le bandiere ucraine, vergogna. Siete indegni di parlare di resistenza e partigiani". Lo stesso è accaduto ad alcuni iraniani scesi in piazza con la bandiera persiana con il leone a cui è stato impedito di partecipare al corteo mentre anche a Bologna, in un video diventato virale, si vede un anziano signore con le bandiere di Italia, Ucraina e Unione Europea a cui viene impedito di unirsi alla manifestazione.

A Firenze è stata invece vandalizzata (per l'ennesima volta) la targa di Norma Cossetto all'interno di un giardino a lei dedicato (seconda foto) con Lega e Fdi che parlano di un "atto vile e vergognoso". Ma a finire nel mirino degli intolleranti rossi sono anche le istituzioni, in particolare i rappresentanti del governo e i sindaci di centrodestra. Durante le manifestazioni per la festa della Liberazione a Napoli, un gruppo di attivisti ha infatti esposto un cartello con l'immagine del ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara a testa in giù (nella prima foto) collocando la sua foto sotto un patibolo di cartone nero con alle spalle lo striscione "Da sempre per sempre studenti partigiani".

A finire nel mirino dei sedicenti democratici a Genova è stato invece il presidente della Regione Marco Bucci fischiato durante il suo discorso mentre a Palermo il sindaco Roberto Lagalla è stato contestato al grido di "Fuori dal corteo, sindaco dimettiti!" per aver incontrato nei giorni scorsi l'ambasciatore israeliano. I contestatori non hanno risparmiato nemmeno i sindaci di sinistra come a Bologna dove una cinquantina di manifestanti pro Palestina ha attaccato il sindaco Matteo Lepore gridando "Sindaco parla di Gaza non solo di Minneapolis" invitandolo a prendere le distanze dal conflitto in Medio Oriente.

Durante il tragitto del corteo i manifestanti hanno poi lanciato un gran numero di verdure contro la sede di Fratelli d'Italia. L'aspetto paradossale è che a fine giornata si è parlato più di Gaza che di Marzabotto, più dei palestinesi che dei partigiani, l'ennesimo tradimento dello spirito del 25 aprile.

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