Il Pil 2021 è cresciuto troppo. I fondi Pnrr rischiano il taglio

Economia meglio delle stime, l'Europa potrebbe ridurre i trasferimenti. Il Tesoro minimizza: "Impatto modesto"

Il Pil 2021 è cresciuto troppo. I fondi Pnrr rischiano il taglio

«Il 2021 è stato un anno di forte ripresa e anche i dati disponibili del quarto trimestre sono positivi». Il Pil «dovrebbe avvicinarsi al 6,5% e nel 2022 le previsioni di consenso indicano una crescita superiore al 4%». Il ministro dell'Economia, Daniele Franco, ieri ha confermato la buona intonazione dell'economia sottolineando che «sarà fondamentale attuare il Pnrr».


La buona novella, però, rischia paradossalmente di trasformarsi in una penalizzazione proprio in tema di trasferimenti da parte dell'Europa. L'Italia potrebbe vedere tagliata una parte dei 191,5 miliardi previsti da Next Generation Eu a nostro favore proprio a causa del buon andamento dell'economia, che ha messo a segno un rimbalzo superiore alle previsioni. Il ricalcolo è previsto dal regolamento della Rrf (Recovery and Resilience Facility). «La dotazione massima attuale per le sovvenzioni è indicativa, dato che il 30% è suscettibile di modifiche, in conformità alle decisioni prese dal Consiglio», ha spiegato ieri un portavoce della Commissione Ue, aggiungendo che la Rrf «è stata adottata in un momento in cui l'incertezza era elevata», pertanto «si è stabilito di decidere sull'allocazione massima finale più a lungo termine».


La suddivisione delle risorse è stata effettuata sulla base delle previsioni d'autunno 2020 della Commissione Ue che indicavano un +4,1% di Pil per l'anno scorso, un valore - che come testimoniato da Franco - sarà ampiamente superato. D'altronde, anche la Spagna ha superato l'Italia nei trasferimenti a fondo perduto perché la sua economia è stata penalizzata dall'ondata di Covid-19 che colpì il Paese nell'estate del 2020, con ripetuti lockdown locali. Nella bozza iniziale, infatti all'Italia spettavano 196 miliardi di cui 88 miliardi a fondo perduto, mentre dopo la prima revisione si è scesi 191,5 miliardi di cui 68,9 miliardi a fondo perduto. Insomma, il Paese ha recuperato parte di quello che avrebbe perso aumentando la quota di prestiti.


Ed è questa la strada che la Commissione prevede si possa seguire richiedendo maggiori loans per un ammontare non superiore al 6,8% del Pil (12-13 miliardi). La prassi è la stessa prevista per l'ipotizzata revisione del Pnrr a causa dell'inflazione che ha fatto esplodere i costi delle costruzioni. Ecco perché il leader della Lega, Matteo Salvini è insorto. «Non è il momento delle provocazioni. In una fase di crisi anche solo ipotizzare tagli è inaccettabile», ha affermato.


Un'eventuale revisione degli importi relativi alle sovvenzioni nell'ambito dei Piani nazionali sarebbe di «importo molto limitato per l'Italia e comunque tale da determinare un impatto marginale sulla portata dell'intero Pnrr» e in ogni caso potrà essere assorbita «attraverso il ricorso a diverse fonti di finanziamento europee o nazionali», ha replicato ieri in tarda serata il tesoro in una nota. L'allocazione dei trasferimenti sarà ricalcolata entro il 30 giugno prossimo. Oltre alla richiesta di nuovi prestiti, come detto, si possono spostare fondi comunitari destinati ad altre missioni o aumentare il deficit oppure si può riscrivere ex novo il Pnrr entro il 31 agosto 2023. Quest'ultima opzione, però, è assai rischiosa perché significherebbe ripartire da zero.

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