"Questa volta ci saranno tiratori franchi. Cosa accadrà al Colle..."

Portas rivela le mosse che stanno preparando la corsa al Quirinale. Nomi e alleanze per il successore di Mattarella

Portas: "Questa volta ci saranno tiratori franchi. Cosa accadrà al Colle..."

Giacomo Portas, leader dei Moderati e parlamentare di lungo corso, indica l’ex ministro Bersani per il Quirinale, esclude un’ascesa di Draghi, considerando che a suo parere pochi in Parlamento saranno pronti a tornare al voto e rinunciare al vitalizio e spiega come in una partita dove non ci saranno dei franchi tiratori, ma dei veri e propri tiratori franchi, davvero possa succedere ogni cosa.

Fondamentali per la prossima elezione del presidente della Repubblica saranno i voti centristi. Continuerete a ragionare di centrosinistra o state pensando già ad altro?

"Per quanto riguarda i Moderati, siamo in tre in Parlamento, ognuno farà quello che crede. Il mio voto personale per il Quirinale, in questo particolare momento, andrà a Pierluigi Bersani perché è la persona che stimo di più in assoluto e ritengo sia quella che, considerando la sua esperienza, possa rispondere meglio alle esigenze del Paese, pur essendo lontana dalle mie idee politiche".

Si vociferano tanti nomi per il Quirinale. È favorevole a una candidatura di Draghi?

"Se Draghi decidesse di fare il presidente della Repubblica, non penso ci sia nessuno che gli possa dire nulla. Altrimenti non avrebbero senso tante cose. Detto ciò, non per essere ripetitivo, ma la mia scelta per il Quirinale già l’ho fatta".

Qualora non si candidasse Bersani, chi sceglierebbe?

"Pure se Bersani avrà un voto solo, potrà contare sul mio. Se non si raggiunge il quorum, poi, essendo moderati di centrosinistra ne discuteremo insieme al segretario del Partito Democratico Enrico Letta".

Tra i nomi che circolano c’è quello di Silvio Berlusconi. Pur essendo oggi parte integrante del centrodestra, resta più di un semplice riferimento per i moderati. Sarebbe pronto a sostenerlo in caso di una sua discesa in campo per il Colle?

"Non rientra nella mia parte politica per cui non saprei cosa dirle. Essendo alla terza legislatura, ho già eletto tre presidenti della Repubblica e so bene che alla fine si opterà su un nome che vada bene a tutti e due gli schieramenti".

Alla luce della sua esperienza, il Cavaliere potrebbe trovare i numeri per essere eletto?

"Questo non lo so. Dipenderà soprattutto dai suoi alleati. I nomi quando escono troppo presto, come d’altronde è successo con Prodi, rischiano poi di essere bruciati all’ultimo minuto. Mi sembra che i profili lanciati ora abbiano tutti poco futuro, almeno questo dice la mia esperienza. Se sarà Draghi sarà difficile dire di no. Non dimentichiamoci, però, che stiamo parlando di 701 persone che non prenderanno più il vitalizio, perdendo tutto quello che hanno versato, qualora l’attuale premier scelga di andare al Quirinale e quindi sciogliere le Camere. Questa volta non ci saranno i franchi tiratori, ma i tiratori franchi che sanno già quello che devono fare. Sul mio voto personale ho deciso e in seconda battuta ne discuterò con Letta, ma per quanto riguarda i centristi, almeno alla Camera, sono divisi in tanti pezzi e quindi tutto è imprevedibile. Chi troverà maggiori convergenze a tali latitudini certamente avrà un vantaggio".

Ritornando al discorso centrista, non le sembra sia venuto il momento di unire le forze e mettere fine ai tanti partitini, magari sperando in una legge elettorale che renda ancora protagonista chi non si ritrova con gli estremismi?

"Siamo i Moderati e più che altro siamo una lista civica presente in Piemonte. I centristi di oggi dovrebbero copiare quanto accadeva nella Democrazia Cristiana, dove non c’era un leader solo ma tante persone che emergevano, come Andreotti, Fanfani, De Mita, Forlani. Quelli odierni, invece, vogliono avere tutti la leadership. Vedo molto difficile, quindi, mettere insieme le varie anime. Dovremmo fare tutti un passo di lato: Renzi, Calenda, Tabacci, Portas, Carfagna e via dicendo. Per quanto mi riguarda sono soddisfatto del risultato di Torino, dove abbiamo ben 2 eletti e un nostro assessore".

Cosa ne pensa dell’ultima chiamata alle armi arrivata dalla Leopolda?

"Non ero lì. Posso dire che la chiamata al centro c’è sempre. Stiamo parlando di un qualcosa, però, che è un po' dappertutto. Alcuni centristi votano Pd, altri Forza Italia e altri ancora la Lega. Non è uno spartiacque vero. Ci vorrebbe, piuttosto, una persona, capace, intelligente, che riesca a mettere tutti insieme. Tra Renzi e Calenda non mi sembra ci sia grande armonia".

È d’accordo con le critiche giunte da Calenda nei confronti di Renzi?

"Sono due persone diverse. Non saprei dirle chi ha ragione. Il consiglio è trovare un punto di incontro se si vuole creare qualcosa di nuovo. In tal senso, noi ci siamo, sempre tenendo conto che guardiamo al centrosinistra. Non ci interessa assolutamente il centrodestra".

È possibile ancora un terzo polo?

"Per me sarebbe la strada migliore, ma questa legge elettorale non dà spazio alla nascita di un centro. Sono molto pratico. Il Rosatellum non porta al terzo polo. Alla fine ognuno dovrà scegliere se collocarsi da una parte o dall’altra".

Qualora, però, dovesse passare questa opzione chi potrebbe riunire tutti?

"Gli unici in grado, per spessore politico, capacità, visibilità, considerando che noi siamo più che altro una lista civica e ci va bene così, sono Renzi e Calenda. Non vedo altre figure".

Quando si parla di moderati in Italia, comunque, non si può non citare Forza Italia. È disposto a sedersi al tavolo degli azzurri?

"Potrebbero rientrare in un ragionamento qualora abbandonassero le forze sovraniste. È qualcosa di molto difficile o quasi impossibile. Non vedo come Forza Italia possa staccarsi da un giorno all’altro da quelle forze con cui nei fatti governa tutte le Regioni del Nord Italia".

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