Potenza, la città anti-sisma con i terremotati a vita

Un laboratorio super moderno vicino al villaggio dei baraccati di 36 anni fa

Potenza, la  città anti-sisma con i terremotati a vita

La potenza del paradosso non può che coagularsi a Potenza. Benvenuti nel capoluogo di regione dove il sisma è di casa, e viene declinato nelle sue due forme più contraddittorie: il massimo dell'arretratezza (incarnata da «Bucaletto», il villaggio «temporaneo» di prefabbricati sorto dopo il terremoto del 1980 che, a 36 - trentasei! - anni da quel terribile sisma ancora ospita centinaia di senza tetto) e il massimo del progresso (rappresentata dal laboratorio universitario SisLab dove si sperimentano tecniche e materiali di costruzione per realizzare edifici antisismici).

Insomma, da una parte il popolo disperato dei «reduci tellurici a vita» ormai rassegnato a morire senza mai più rientrare in una vera casa; dall'altra una struttura tra le più d'avanguardia d'Europa dove si studia come neutralizzare la forza distruttiva dalla famigerata coppia Richter-Mercalli.

In linea d'aria pochi metri separano Bucaletto dal SisLab, eppure sembrano mondi lontani anni luce. Bucaletto rappresenta la sconfitta della Stato, il SisLab la sua possibile rivincita. Due realtà che però non si parlano, non comunicano, non interagiscono.

Allora resta solo il paradosso. Che scatena rabbia. La muffa che nei decenni si è mangiata completamente muri e tetti dei «moduli abitativi» di Bucaletto è infatti lo specchio della politica parassitaria di una città che si riflette nel virus della sua stessa incapacità.

Bucaletto doveva essere un quartiere «provvisorio»: sono passati 36 anni e la gente vive ancora lì, come bestie in stalle malsane.

Da queste parti non c'è più voglia neppure di protestare. È subentrata la rassegnazione. Rassegnati si respirano i fumi della ex SiderPotenza (qui tristemente nota come «La ferriera») dalle cui ciminiere si alzano, da sempre, lingue velenose di diossina; rassegnati si ascoltano le false promesse (mefitiche almeno quanto la diossina) dei ras della politica locale; rassegnati si assiste alle inchieste della magistratura che scoperchia a getto continuo scandali e malaffare. Storia infinita di corruzione e mazzette che visse tempi «gloriosi» proprio all'epoca della ricostruzione del terremoto '80, ma che ancora oggi trova terreno fertile in una «classe dirigente» che alla disonestà non sa - e non vuole - trovare antidoti.

È di qualche giorno fa, sempre a Potenza, l'arresto di personaggi legati al mondo dell'accoglienza dei migranti: un business - quello dell'ospitalità ai profughi - che in Basilicata è alimentato da un giro di cooperative dai contorni tutt'altro che cristallini.

Ma poi, per fortuna, c'è l'altra faccia della medaglia. Una Basilicata che si candida a eccellenza culturale e scientifica anche grazie all'attivismo intellettuale di Matera e al dinamismo accademico dell'Università di Basilicata in grado di realizzare strutture-modello come appunto il SisLab.

«Il laboratorio - si legge nel portale dell'Università di Basilicata - fa parte del Consorzio Reluis (Rete dei laboratori universitari di Ingegneria sismica): in Italia, accanto alla Basilicata, la Rete è composta dai laboratori di Napoli, Trento e Pavia. I ricercatori lucani sono dei pionieri in questo settore: alcune tecniche sperimentate in Basilicata sono state poi utilizzate, ad esempio, per la valutazione delle vulnerabilità sismica dell'Accademia della Guardia di Finanza dell'Aquila, che ha poi ospitato i membri del G8 dopo il sisma, e per la valutazione e messa in sicurezza per numerosi edifici pubblici in tutto il Paese, tra cui molte scuole del capoluogo lucano».

Il laboratorio è uno dei pochi in Europa a disporre di strumentazioni in grado di valutare in tempi brevissimi, dopo un terremoto, lo stato di danneggiamento di un edificio e prevedere gli effetti di un sisma sulle strutture».

Peccato che poi esci dal laboratorio SisLab, fai un paio di chilometri, e ti ritrovi tra le baracche di Bucaletto.

Commenti