
Archeologa, scalatrice, fotografa, scrittrice, cartografa e spia. È difficile definire Gertrude Bell, unico ufficiale donna pagata dall'esercito britannico ai tempi della Grande Guerra: Winston Churchill la volle accanto nel 1921, alla storica Conferenza del Cairo in cui si decise il futuro del Medio Oriente, libero dagli ottomani. Fu quella donna dai capelli rossi, che cavalcava come un uomo, faceva il bagno nella sua vasca personale nel deserto e portava la pistola sotto il vestito, a disegnare di suo pugno la mappa con i confini dell'Iraq moderno. Gli arabi li accettarono.
Continua così il racconto delle vite straordinarie delle donne spie, che apportarono eccezionali contributi al successo dell'intelligence occidentale.
Gertrude Bell nacque in Inghilterra, nella contea di Durham, nel 1868. Suo padre possedeva miniere di carbone e ferriere che davano lavoro a 40mila persone: la famiglia era un caposaldo dell'impero britannico. Da Gertrude ci si aspettava che suonasse uno strumento, partecipasse alle feste di Buckingham Palace e trovasse marito: niente di più lontano di ciò che desiderava lei, spirito libero, assetata di cultura ed emozioni fuori dall'ordinario.
A 20 anni era già laureata in Storia a Oxford, prima donna nel Paese, e a 23, ancora scandalosamente nubile, convinse il padre a permetterle un viaggio in Medio Oriente: dei deserti, delle donne velate, di quella cultura sepolta sotto la sabbia si innamorò perdutamente. Il suo cuore ribelle fu rapito anche da un ambizioso diplomatico, Henry Cadogan, ma non ottenne il permesso di sposarlo perché era uno squattrinato: tornò in Inghilterra per strappare il consenso al padre, ma non fece in tempo. A causa di una malattia fulminante, lo spasimante morì: per Gertrude fu un colpo indimenticabile.
Per quindici anni viaggiò in Medio Oriente, in Mesopotamia, fino a Baghdad e all'odierna Giordania. Era l'unica donna di una carovana con 30 cammelli e muli e cuochi e portantini: i deserti che attraversava erano inospitali, per questo, fra le sottovesti, nascondeva nei bauli fucili e munizioni. Aveva imparato il turco, l'arabo, il persiano, poteva parlare con tutti i capi tribù. I beduini la chiamavano "La Signora", ma le riconoscevano il rispetto che si portava agli uomini potenti. Diventò una leggenda vivente, la massima conoscitrice occidentale di quel mondo così lontano e complesso. Raccontò i suoi viaggi in molti libri e in migliaia di preziose fotografie.
Nel 1915, allo scoppio della guerra, il governo inglese si trovò anche di fronte al pericolo dell'alleanza degli ottomani con i tedeschi. Sullo sterminato dominio ottomano in Asia non aveva informazioni affidabili: fu Churchill a fare contattare Gertrude Bell, che a 46 anni entrò così nell'intelligence e tornò da spia nel suo amato Medio Oriente. Nominata segretaria orientale, era in realtà a capo dell'intelligence sul campo.
Con le truppe inglesi partecipò alla cacciata degli ottomani da Baghdad, ma il suo ruolo era un altro: creare una rete di informatori locali che le avrebbero riportato il volere della popolazione araba. Per anni fu lei la mediatrice fra il governo inglese e le varie tribù, in lotta tra loro per motivi religiosi: solo lei, parlando con i capi sunniti, sciiti e curdi, capiva la realtà di quelle terre difficili e si convinse che gli inglesi non sarebbero riusciti a mantenere con la forza i territori conquistati. Il popolo arabo, diviso in fazioni, non accettava padroni stranieri.
Nel 1921, dopo la Conferenza voluta da Churchill, una folla assistette all'incoronazione del moderato Fayel, primo re dello stato dell'Iraq. Era stata Gertrude, con i consigli del vecchio amico Lawrence d'Arabia, anche lui archeologo e spia, a suggerire il suo nome a Churchill. La carta geografica con i confini del nuovo Stato, a maggioranza sunnita e curda, risultato di una magistrale mediazione con le popolazioni locali, fu materialmente disegnata dalla stessa Bell.
Quel giorno storico, le grida di giubilo non furono per il re, ma per Gertrude, "la regina senza trono", come la chiamavano gli arabi.
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Si dice che Ian Fleming, alle prese con il suo primo romanzo della saga di 007, Casino Royale, abbia pensato a Krystyna Skarbek per dare vita alla figura della Bond girl. Bellissima, seducente e con licenza di uccidere.
Krystyna nacque a Varsavia nel 1908. Neonata gracile, fu subito battezzata, nel timore che non ce la facesse: invece era una bambina sanissima e nel 1913 i genitori la fecero battezzare una seconda volta, per festeggiarla. A 5 anni, dunque, Krystyna aveva doppi documenti: sarebbe stata una costante della sua vita futura.
Il padre era un aristocratico vigoroso: con lui imparò a sciare in condizioni anche estreme e a cavalcare come un maschio. La madre veniva da una schiatta di ricchi banchieri ebrei che finirono in bancarotta e le prospettive della ragazza, abituata ai gran balli e a corteggiatori blasonati, cambiarono. Da reginetta nei concorsi di bellezza finì in fabbrica, dove i fumi tossici le segnarono i polmoni (sfortuna che si girerà in suo favore, come vedremo).
Intelligente e audace, la ragazza incantò un generale britannico di stanza in Polonia il quale, conoscendo la sua storia familiare, le chiese se poteva aiutare una famiglia ebrea tedesca rifugiata ad uscire dalla Polonia: il "favore" ebbe buon esito. La Skarbek aveva partecipato alla sua prima operazione segreta: il capofamiglia era infatti uno dei matematici inventori di Enigma, la macchina che cifrava i messaggi delle truppe di Hitler.
Krystyna si sposò due volte, con l'uomo d'affari Gustaw Gettlich e poco dopo con Jerzy Gizycki, scrittore e diplomatico, che avrebbe presto tradito: era il 1939, i nazisti erano entrati in Polonia e lei stava per diventare una spia a tutti gli effetti. Con il nome in codice KS fu spedita nella neutrale Ungheria per contattare da lì la resistenza polacca e distribuire materiale informativo contro la propaganda di Hitler. Krystyna girava armata di pugnale e non conosceva prudenza: entrò in Ungheria attraverso le montagne di confine, sugli sci, anche se la temperatura toccava i -30 gradi.
Durante una pericolosa missione per contrabbandare un fucile anticarro, conobbe la spia Andrzej Kowerski, ufficiale polacco: i due formeranno per molti anni una coppia di ferro, in missione e nel privato. Nel 1941 Krystyna e Andrzej finirono nelle mani della Gestapo in Ungheria, che li condannò a morte, ma la donna aveva in serbo un trucco magistrale. Si morse la lingua fino a farla sanguinare copiosamente e dichiarò di avere la TBC: venne sottoposta a una lastra e i suoi polmoni, malandati per i fumi della fabbrica, ingannarono il medico. Terrorizzati dal contagio, i militari si liberarono degli amanti spie. Sarà l'ambasciatore britannico in Ungheria a fornire loro passaporti falsi: da quel giorno, KS diventò Krystyna Granville, di 7 anni più giovane.
L'MI6 ottenne una garanzia dell'assoluta fedeltà della donna quando lei consegnò un microfilm con le prove che i tedeschi volevano invadere l'Unione Sovietica: l'aveva ottenuto dai Moschettieri, gruppo sovversivo di spie polacche. Due anni dopo sarà proprio la Granville a tentare in Italia il recupero dei diari scottanti di Galeazzo Ciano. Ex ministro degli esteri, genero di Mussolini e accusato di alto tradimento, Ciano viene arrestato a Verona. È Emilio Pucci, che diventerà uno degli stilisti più noti, ad aiutare la spia contro la Gestapo: si fa consegnare i diari dall'amica Edda Ciano, la moglie, e li passa a Krystyna.
La figlia di Winston Churchill raccontò che la Skarbek era stata la spia
preferita da suo padre. Eppure la donna, insignita di numerose onorificenze, fu dimenticata dal governo britannico. Morì nel 1952, pugnalata alle spalle da uno spasimante respinto, che lavorava sulle navi da crociera. Come lei.