Renzi, comizio illegale: "Non è un test su di me". Fi: "Intervenga il Colle"

Il premier a Trento: "Ottimista". Polemica per la rottura del silenzio elettorale

Renzi, comizio illegale: "Non è un test su di me". Fi: "Intervenga il Colle"

Roma - Se il presidente del Consiglio in carica, approfitta di un Festival dell'economia per dire, a 24 ore dal voto, che si sente «ottimista come sempre», non si può dire abbia fatto apertamente campagna elettorale, violando così la regola del silenzio della vigilia. Si può però sottolineare che quel suo «ottimismo» non può non essere visto come un indiretto messaggio «elettorale». D'altronde qualsiasi cosa avesse detto in pubblico a meno di 24 ore dalla apertura dei seggi elettorali, Matteo Renzi avrebbe corso il rischio di essere «censurato». L'ex sindaco di Firenze, però, non ha sentito ragioni e così ha mantenuto fede al programma che lo voleva ieri ospite del Festival dell'economia di Trento. Renzi ha prima pranzato con il premier francese Manuel Valls. Poi i due sono andati al festival insieme per un confronto moderato da Lilli Gruber. È ovvio che non si doveva parlare di elezioni, ma alla fine Renzi ha risposto a una domanda sul voto: «No. Sono tranquillo. Non è un esame per il governo. Le elezioni regionali sono un'altra cosa». Quasi a smarcarsi dall'insidiosa trappola.

Salvo poi infilare tutta una serie di slogan perfetti che possono rinfocolare gli animi di tutti quei dubbiosi che oggi andranno a votare. Per Renzi, l'ultimo anno è servito a cambiare il clima, ma non basta: «Noi in Europa, nei prossimi mesi, faremo casino», minaccia. «L'idea che la politica europea sia basata ancora su austerity e rigore è inaccettabile». Per essere sicuro di addolcire lo scetticismo della sinistra meno renziana, il premier usa parole suadenti per delinerare il suo di riformismo («Dare al riformismo la la capacità di attrarre i sogni è sfida meravigliosa») e la sua sinistra («Per me la sinistra non è quella che fa convegni, ma quella che riduce le diseguaglianze, mettendo tutti nelle stesse condizioni di partenza»).

Vista la presenza del collega francese, il tema principe resta l'Europa. Ma anche lì le frecciate alla politica nostrana ci sono. «Non dimentichiamoci che Berlusconi è stato al governo più di Andreotti e De Gasperi. Nel 2003 Germania e Francia avevano chiesto di sforare il 3% e l'Italia l'aveva consentito, come presidenza di turno». Poi sistema anche Salvini: «Un anno fa i partiti populisti, come Grillo e Lega, avevano nel simbolo la scritta “No euro”. Adesso, ma non parlo di queste elezioni, il candidato presidente di una regione che inizia per “V” e finisce con “eneto”, non più».

Insomma la misura è colma almeno per i paladini delle regole. Da Renato Brunetta a Pippo Civati, passando per il Movimento 5 Stelle, tutti censurano Renzi. La Lega parla di «silenzio truffa», Civati (ex Pd) parla di un premier che se ne «frega altamente delle regole e del buon gusto». «La schizofrenia di Renzi - avverte una nota di Forza Italia -, che invoca la moralità e la tradisce mentre la proclama, non può arrivare al punto di simile sfregio che impone il richiamo alla legalità repubblicana del capo dello Stato». Ai 5 Stelle l'Oscar della risolutezza. Il deputato Riccardo Fraccaro ha annunciato un esposto in Procura. «Non basta aver tappezzato Trento con l'immagine del segretario Pd, in occasione del Festival. Renzi rompe il silenzio elettorale con una vera propaganda di regime».

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