Il premio letterario internazionale Tiziano Terzani, per il 2026, è stato consegnato ad Alaa Faraj Abdelkarim per il libro Perché ero ragazzo (Sellerio). Ma come fa notare ilperbenista, sito web di informazione che si definisce "testata senza bavaglio", Alaa Faraj è stato condannato a trent'anni di carcere in via definitiva perché ritenuto uno dei responsabili della morte per asfissia di 49 persone, nel 2015, a bordo di un barcone diretto in Italia.
Per la giustizia lui era uno degli "scafisti" di quel barcone: "Concorso in omicidio plurimo e violazione delle norme sull'immigrazione". Si è sempre difeso, ha sempre professato la sua innocenza e alla fine del 2025 ha ottenuto la grazia parziale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che gli ha scontato oltre undici anni di pena residua. Alaa Faraj si trova tuttora recluso nel carcere di Palermo, che ha potuto lasciare per alcune ore per recarsi in teatro a Udine e ritirare personalmente il premio Tiziano Terzani.
"Purtroppo non viviamo tempi facili e non saremo mai in pace, quando gli altri sono in guerra: lo stiamo provando in presa diretta, con la guerra in Iran che ci fa soffrire tutti, e con il genocidio in atto a Gaza", ha dichiarato Faraj dal palco durante la premiazione. Il libro, come spiegato da Angela Terzani nelle motivazioni per il riconoscimento, è "un racconto doloroso ma necessario: abbiamo voluto premiare la storia di un ragazzo libico nato a Bengasi nel 1995, un ventenne studente di ingegneria e promessa del calcio che nel 2015 decideva di lasciare la Libia sconvolta dalla guerra civile, partendo a bordo di un barcone insieme agli amici di pallone, senza avvisare la famiglia".
"Il vostro Paese - ha detto ancora Alaa Faraj Abdelkarim -, ha uno strumento straordinario che si chiama cultura, per il quale vi ringrazio e il mio pensiero va adesso a Tiziano Terzani per il suo insegnamento".
In seguito alla grazia e agli anni già trascorsi dietro le sbarre, il libico ha ancora diversi anni residui da scontare rispetto alla pena inflitta. "Il suo grande desiderio era essere creduto, ha dichiarato Alessandra Sciurba, docente di filosofia del diritto all'Università di Palermo e attivista, destinataria delle lettere che hanno poi dato forma al libro.
"Essere creduto per dire la verità per quelle 49 persone morte in mare e per tutte le altre che hanno attraversato il Mediterraneo, io gli dico: Guarda che forse ti crederanno, ti crederanno se tu la scrivi questa storia, perché hai un modo di raccontarla incredibile", ha aggiunto.Faraj, anche grazie alla buona condotta che gli garantisce ulteriori sconti di pena, tra qualche anno potrà tornare libero.