Pressioni su Parolin per l'intervento Ruini: "Non è ingerenza, ma difesa"

Neppure per l'aborto o il divorzio si era arrivati a un livello di scontro così alto. E ora si muovono le diplomazie, oggi una nota

Pressioni su Parolin per l'intervento Ruini: "Non è ingerenza, ma difesa"

Una linea di comunicazione tra Vaticano e alcuni oppositori del ddl Zan era stata attivata già da diversi mesi, da quando era apparso chiaro a tutti che gli interventi della Chiesa italiana per bocca del mite cardinale Gualtiero Bassetti non erano riusciti a convincere il governo a rivedere il disegno di legge contro l'omotransfobia, approvato dalla Camera e in discussione in Commissione Giustizia al Senato. E così, superati i tentativi concilianti della Conferenza episcopale italiana di far riformulare il testo del ddl, da più parti, non solo organizzazioni cattoliche ma anche personalità interne al Parlamento, avevano bussato alla porta della Segreteria di Stato Vaticana per chiedere un intervento a livello diplomatico che potesse suscitare una qualche reazione. Cosa che peraltro è avvenuta immediatamente. Un intervento istituzionale ad alto livello, insomma, senza scomodare questa volta il Papa, ma che potesse far tornare alla mente le prese di posizione del Vaticano nel 1974 per il referendum sul divorzio, con Papa Paolo VI che convocava Aldo Moro, e nel 1981 per quello sull'aborto. E così dall'ufficio del Segretario di Stato Pietro Parolin hanno studiato a lungo la questione, hanno esaminato il testo del disegno di legge che, entrando in vigore così com'è scritto adesso, violerebbe, secondo l'interpretazione della Santa Sede, alcuni passaggi dell'Accordo di Villa Madama, il concordato firmato nel 1984 che rivedeva i Patti Lateranensi del 1929 tra Italia e Vaticano.

È toccato infine a monsignor Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati, ministro degli Esteri del Vaticano e collaboratore del cardinale Parolin, consegnare la nota informalmente all'Ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Pietro Sebastiani, al termine di un incontro su fede e scienza in Vaticano il 17 giugno scorso. Un atto molto forte e che ha colto di sorpresa soprattutto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio che, godendo di buone entrature in Segreteria di Stato anche per mezzo dell'ex premier Giuseppe Conte, ha già attivato tutti i canali per risolvere la questione a livello diplomatico. Tutto fermo invece in Vaticano dove si è atteso il rientro, ieri sera, del cardinale Pietro Parolin. Soltanto oggi potrebbe arrivare un comunicato ufficiale della Sala Stampa Vaticana che aggiungerebbe comunque non molto rispetto alla breve sintesi della nota pubblicata ieri pomeriggio dall'Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede.

Papa Francesco era stato chiarissimo sin dal primo momento del suo pontificato: i rapporti con la politica spettano alla Conferenza Episcopale Italiana, chiudendo l'epoca del cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Benedetto XVI che trattava direttamente con il governo. Nonostante la richiesta del Papa, però, di fronte ad un atteggiamento considerato troppo morbido da parte dei vescovi italiani, il Vaticano è entrato nel dibattito politico scatenando le ire di numerose personalità che son tornate a parlare di ingerenza della Chiesa nelle questioni italiane. «Non si tratta di ingerenza», spiega al Giornale il cardinale Camillo Ruini, già Presidente della Cei dal 1991 al 2008 che da numero uno dei vescovi italiani si era schierato in prima linea per il referendum sulla procreazione assistita del 2005, invocando l'astensionismo, «si tratta di doverosa difesa della libertà della Chiesa e dei cattolici, come di tutti i cittadini. Per questo la nota della Segreteria di Stato Vaticana chiede che il ddl Zan sia riformulato così che possa diventare più conforme alla stessa Costituzione che tutela per tutti all'articolo 21 la piena libertà di espressione. La nota della Santa Sede - conclude Ruini - non è un atto ostile al governo o al Parlamento italiano, ma un invito alla collaborazione».

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