Cronache

Previsioni errate, niente Mose. Venezia finisce ancora a mollo

Ci vogliono 130 cm di acqua oltre a 12 ore per alzarlo. Il sindaco: "Dobbiamo decidere noi quando attivarlo"

Previsioni errate, niente Mose. Venezia finisce ancora a mollo

Il Mose. Questo grande mostro marino che deve salvare Venezia. «A Venezia abbiamo fermato il mare», scriveva due giorni fa su twitter il sindaco della città lagunare Luigi Brugnaro. Il Mose, con oltre 40 ore di attività consecutive, aveva scongiurato due maree da 130 centimetri. Ma ieri.

Ieri a riprova che la natura corre cambia accelera; il mare si è increspato e il Mose non si è alzato. A far finire la città in ammollo una previsione meteo sbagliata. Il picco massimo era previsto per le 15.10, solo che poi il vento è venuto dalla Croazia trascinando con sé l'acqua. Anche quella dei fiumi Tagliamento e Piave riversate in laguna. Poi come sempre accade nelle cose italiane «il cane di due padroni muore di fame». Come spiegano fonti del Giornale, c'era la previsione del Centro maree di Venezia che indicava 122, 125 e quella del Consorzio Venezia Nuova che indicava 120. Poco male. Le previsioni erano più o meno le stesse. Non si sarebbe sollevato comunque. Il Mose, in questa fase sperimentale e fino al 31 dicembre 2021, deve essere azionato quando la previsione è di 130 centimetri o oltre. Ad azionarlo il Provveditorato alle opere pubbliche del Nordest sulla base delle previsioni e dopo aver sentito i vari commissari. E quando sono in troppi a parlare. Per sollevarlo ci vogliono 12 ore. Sotto questo mostro marino, infilate lì sott'acqua, ci stanno quattro gallerie e quando si deve azionare ci sta una quadra di 80 omini che lavora. Da protocollo le procedure di sollevamento del Mose vanno azionate sei ore prima. È una settimana che piove. E quindi perché il Mose non si è alzato? «Nonostante a Venezia si parli di strucare el boton schiacciare il bottone ndr in realtà l'operazione nasce con molto anticipo e va preparata spiega Cinzia Zincone, a capo del Provveditorato alle opere pubbliche - Fino a questa mattina le previsioni non arrivavano a 130 e quando sono cambiate si era fuori tempo massimo». E quindi che si fa. Si guarda l'acqua salire. Il sindaco Luigi Brugnaro, che da sempre chiede che il sistema Mose sia gestito a Venezia, ieri è andato al Centro maree e in Piazza San Marco, stivali all'anca e via, ma ormai era tardi, si doveva solo pregare che l'acqua scendesse. Alle 16.15: 138 cm a Punta della Salute. Alle 16.30 ha cominciato a scendere, molto lentamente. «Dobbiamo far sì che sia la Città a decidere quando attivare il Mose», ha detto ieri Brugnaro. Impossibile capire una città come Venezia se non ci si vive dentro. I giri in elicottero dei ministri non bastano.

L'11 dicembre forse è previsto il comitatone chiesto con urgenza dal sindaco a novembre scorso. «Ci sono decisioni e risoluzioni da assumere si legge nella mozione del Consiglio comunale - di fondamentale rilevanza per la Città che non consentono più l'inerzia e il silenzio del ministero dei Trasporti. Il metodo con cui la Città vuole affrontarle è quello della leale collaborazione tra l'amministrazione comunale e governo. Non possono più essere presi provvedimenti di portata strategica per Venezia senza che questo metodo non sia applicato. L'istituzione dell'Autorità per la Laguna avvenuta con il Decreto Agosto all'interno di un provvedimento per la pandemia Covid19, senza che nessun componente istituzionale della Città ne fosse stato informato, è l'esempio più evidente di ciò che non è più tollerabile». Un blitz quello del «Decreto Agosto», con cui il governo in un colpo solo si prese ogni funzione in materia di salvaguardia. Mise dentro un rappresentante della città per grazia divina. «Dobbiamo rivedere la cabina di regia ha detto Brugnaro - e attivare protocolli più rapidi».

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